Le previsioni della National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense

Il sole nello spazio, rappresentazione 3d - ()
Il sole nello spazio, rappresentazione 3d – (123Rf)

Una tempesta solare ‘cannibale’ colpirà oggi 1 dicembre la Terra. Ma cos’è? E quali sono i rischi? L’evento è legato a una espulsione di massa coronale (CME) che ha raggiunto il campo magnetico terrestre e che potrebbe avere ripercussioni sui sistemi di alimentazione di alcuni dispositivi secondo quanto riferito dalla Nasa, sulla scorta di un report diffuso dallo Space Weather Prediction Center (Swpc), il centro statunitense che si occupa di previsione meteorologiche spaziali della National Oceanic and Atmosferic Administration (Noaa). Almeno tre delle CME registrate hanno raggiunto la Terra già ieri con una tempesta geomagnetica di livello G2, che oggi raggiungerà il livello G3 (G5 è il massimo). Maggiore è l’energia delle particelle provenienti dall’attività solare, come ad esempio un’espulsione di massa coronale o CME, più forte è la tempesta magnetica sulla Terra.

Il Sole produce costantemente un flusso di particelle cariche, il cosiddetto vento solare, che, in condizioni normali, scorre lontano dal nostro pianeta poiché “schermato” dalla magnetosfera. Tuttavia può capitare che il Sole sia più attivo ed espella massa coronale: questo avviene quando sul Sole si verificano delle vere e proprie “esplosioni”, a seguito delle quali le particelle cariche del vento solare vengono lanciate ad altissima velocità nello spazio e, in determinate condizioni, possono finire con l’investire Terra.

Anche il Sole, naturalmente, ha un suo campo magnetico: se ci troviamo in condizioni tali che il campo magnetico solare, una volta incontrato quello terrestre, riesce ad “annullarlo”, le linee di forza del campo geomagnetico si “aprono” e viene così a mancare l’effetto “schermante” della magnetosfera spiega l’Ingv. Le particelle del vento solare, quindi, in queste condizioni penetrano nella magnetosfera e vanno ad intensificare dei sistemi di corrente che sono sempre presenti intorno alla Terra. Tali intensificazioni producono la variazione del campo magnetico generato da questi sistemi di corrente, e questa variazione del campo magnetico genera a sua volta altre correnti elettriche, stavolta a terra: le GIC.

Una volta che le GIC sono generate, si propagano nel terreno convogliandosi laddove hanno più facilità a fluire, vale a dire dove la conducibilità elettrica è maggiore. I loro canali preferenziali sono, quindi, le strutture metalliche lunghe come i sistemi di distribuzione dell’energia, gli oleodotti, i gasdotti e le reti ferroviarie.

Le GIC rappresentano dunque una corrente continua per gli elementi dei sistemi di distribuzione della corrente elettrica (ad esempio i trasformatori di tensione), e questo può determinarne il surriscaldamento e talvolta danni che ne pregiudicano il corretto funzionamento. La conseguenza estrema di ciò è il black out. Diciamo, quindi, che il black out è il principale e più serio rischio cui ci espongono le GIC.

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