No parents. Niente genitori, ha scritto Musa Juwara sul modulo della Croce Rossa a Messina dopo lo sbarco di fortuna il 10 giugno 2016. Ne avesse avuto le forze, avrebbe parlato della madre rimasta in Gambia, dove il nonno insegnante difende i più deboli contro il regime. Non aveva ancora 15 anni ed era scampato al mare, lui che non sa neanche nuotare. Ma il suo viaggio era cominciato molti mesi prima, quando con il fratello maggiore si era trasferito in Senegal, e poi da lì ha attraversato Mali, Burkina Faso e Niger fino in Libia, dove il fratello ha lavorato nei campi per mettere da parte i soldi da pagare agli scafisti. Partiti in ottanta, li avrebbe salvati in mare la nave di una Ong tedesca.

Il viaggio sul barcone, l'allenatore che l'adotta, il ricorso per giocare: i quattro anni della nuova vita di Musa Juwara

Oggi Musa di anni ne ha 18, il compleanno l’ha festeggiato con i compagni del Bologna. Ma la festa vera, che riscatta tante vite insieme, è arrivata a San Siro, gol e vittoria contro l’Inter. La difesa che pasticcia, la palla fra i piedi, la botta di sinistro senza guardare, la rete che si gonfia. Niente posa in ginocchio, solo una corsa liberatoria da bambino al campetto. Lo abbraccia Barrow, che di anni ne ha 21, di nome fa Musa anche lui, altro figlio di un Paese che ha 1,8 milioni di abitanti e ha visto esordire in A solo sei giocatori: ma ieri il Gambia ha celebrato una doppietta storica. A differenza di Barrow, arrivato nel 2016 all’Atalanta già calciatore, Juwara il talento l’ha scoperto qui. Una favola.

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Da Messina viene portato a Ruoti, in provincia di Potenza: gioca nel piazzale del centro di accoglienza, lo nota la Virtus Avigliano e lo tessera negli Allievi. Il tecnico Vitantonio Summa, con la moglie Loredana, ne diventa tutore e lo accoglie in casa. Juwara fa provini con Inter e Juve, la risposta tarda. Lo nota il talent scout Francesco Grillo, lo porta al Chievo che paga 50 mila euro, in due rate. Ma la Fifa vieta di tesserare minori non accompagnati. La signora Loredana non si arrende, il Tribunale di Potenza le dà ragione.

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Poi arriva il Bologna di quell’allenatore combattente, che ha conosciuto la guerra e un tumore. Mihajlovic crede in lui, lo butta in campo contro la Juve e poi con l’Inter. «Ho pensato: mettiamo Musa, che fa casino e non ci capiranno nulla», scherza Sinisa. «Una giornata così me la ricorderò tutta la vita, il merito è del mister», aggiunge Juwara, che tifa Chelsea e sogna Hazard.





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