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venerdì – 23 Gennaio 2026

Groenlandia: possibile ingerenza USA

Secondo diversi media danesi, figure americane vicine a Trump avrebbero condotto operazioni di influenza in Groenlandia, utilizzando una combinazione di campagne online e contatti diretti con attori locali, simili alle tattiche russe in Europa orientale. Il partito Naleraq e altre forze indipendentiste sono stati considerati interlocutori dai diplomatici statunitensi, generando tensioni interne e accuse di interferenza politica.

Alle elezioni parlamentari, Naleraq ha ottenuto circa il 24,5% dei voti, diventando la seconda forza politica dietro ai Demokraatit, che hanno raggiunto il 29,9%. Il risultato ha rafforzato in modo significativo il fronte favorevole all’indipendenza. Attualmente, però, Naleraq non fa parte della coalizione di governo, che esclude i nazionalisti più radicali. Il tema dell’indipendenza resta comunque centrale nel dibattito politico groenlandese.

Accanto al sostegno alle spinte indipendentiste, Washington potrebbe puntare su una partnership strategica diretta con Nuuk, ispirata ai Compact of Free Association, già in vigore con Micronesia, Isole Marshall e Palau. Questi accordi garantiscono protezione e servizi statunitensi in cambio di ampia libertà operativa per le forze armate americane. Un’annessione vera e propria incontra una netta opposizione popolare, con l’85% dei groenlandesi contrari a diventare uno stato federale sotto il controllo di Washington.

Il terzo passaggio riguarda gli alleati europei, in particolare la Danimarca e la Nato. Un’azione unilaterale statunitense sarebbe difficile da accettare, ma Washington potrebbe giocare la carta della sicurezza, offrendo garanzie più solide all’Europa in cambio di un ruolo più ampio negli affari groenlandesi.

Intanto, il capitolo Groenlandia è sbarcato anche al vertice della Coalizione dei volenterosi per il sostegno all’Ucraina tenutosi a Parigi, dove i leader europei hanno parlato della sicurezza nell’Artico. Dai tavoli delle cancellerie europee, è arrivata solo una dichiarazione congiunta in cui Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia e Danimarca hanno ribadito che la Groenlandia appartiene al suo popolo e che solo Copenaghen e Nuuk devono decidere del suo futuro.

Se tutte le strade diplomatiche e negoziali dovessero fallire, alcuni esperti militari ipotizzano il ricorso a un intervento diretto. Attualmente gli Stati Uniti dispongono di circa 500 ufficiali nella base di Pituffik, 100 soldati stagionali della Guardia nazionale e una decina di diplomatici a Nuuk. La capacità operativa sul territorio è quindi significativa. La difesa locale, limitata a poche navi, elicotteri e un aereo di pattuglia marittima, non sarebbe in grado di opporre una resistenza concreta.

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