ROMA – Quattro ore, interrotte solo per permettere ai consiglieri di seguire la partita dell’Inter. E poi la decisione di non decidere, rimandando tutto di 24 ore. La Lega di Serie A non ha ancora risoto la questione Genoa-Torino: una partita che il Genoa non vuole giocare e non certo per un capriccio. Da ieri, il numero di calciatori rossoblù contagiati è salito da 10 a 11 oltre ai 4 membri dello staff, per un totale di 15 positivi: a Cassata, Lerager, Marchetti, Melegoni, Pellegrini, Perin, Pjaca, Radovanovic, Schöne e Zappacosta si è aggiunto anche Behrami. E non è escluso che il numero possa crescere ancora.


Preziosi è furente e sta facendo di tutto perché al Genoa sia permesso di rimandare l’appuntamento di sabato contro il Torino. Al contrario Cairo non ha alcuna voglia di far slittare il match, anche se ufficialmente non ha preso una posizione netta rimandando la decisione al Consiglio di lega. Consiglio ch ieri si è runito alle 16.30: due ore di colloqui fittissimi, interrotti fino alle 20 e poi nuovamente ripresi solo per concordare di aggiornarsi a oggi. una mossa utile a prendere tempo ma che non risolve l’urgenza di una partita sospesa. Il Genoa oggi potrà tornare ad allenarsi, ma a scartamento ridotto, a piccoli gruppi e senza usare gli spogliatoi. Non certo un modo adatto a preparare una partita importante contro una diretta concorrente per la salvezza. L’orientamento della lega Serie A – per l’esattezza, del suo ad Luigi De Siervo – è però di giocare regolarmente per non creare un precedente che permetta a chiunque abbia anche solo un caso di chiedere il rinvio, intasando un calendario in cui posto per i recuperi non ce n’è. Il problema, come sempre, poteva essere risolto in anticipo, con un filo di visione in prospettiva. ma nessuno, quando a maggio si discuteva di protocolli, si è posto il problema di fissare un numero minimo di giocatori sani per poter giocare.



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