Nicola dice di essere soddisfatto della prestazione, almeno nei minuti finali, e di cominciare a rivedere il Genoa che aveva lasciato il campionato nelle mani del Coronavirus. Ma in realtà, pur riconoscendo lo strapotere e la grandezza della Juventus, i rossoblù colpevolmente sono entrati in partita, quando la stessa ormai era già finita, con i bianconeri di Sarri in vantaggio per tre a zero, grazie a tre reti da cineteca di Dybala, Cristiano Ronaldo e Douglas Costa. Il gol di Pinamonti, che sfrutta un momento di distrazione di Cuadrado e infila in diagonale, arriva al 31′ della ripresa e serve solo a salvare l’onore.

Troppo remissiva la squadra di Nicola per sperare di salvare la pelle, troppo impaurita, troppo prudente, con uno stazionamento costante nella propria metà del campo, sperando così di proteggere Perin e limitare i danni, ma anche troppe volte seconda sul pallone e quando contro una Juventus così stellare non ci metti nemmeno l’anima e l’aggressività, riuscire a portare a casa il risultato oltrepassa i confini del miracolo.

Perin nel primo tempo ce l’ha messa tutta, per mantenere in piedi il prodigio, si è opposto a tutto, conclusioni da ogni posizione, e soprattutto ai missili di Ronaldo (da applausi scroscianti la deviazione in angolo con la mano di richiamo al tramonto della prima frazione), ma nemmeno Nembo Kid, giocando da solo, avrebbe potuto impedire ai bianconeri di vincere. Preso il primo gol, Dybala in slalom gigante, ma come sono rimasti fermi Behrami, Sturaro e Masiello, il castello è crollato e rischiare la goleada è diventato inevitabile.

Nicola giura di non essere preoccupato, ma al di là dei risultati (quattro gol in 3 gare, ma ben 3 su rigore e soprattutto nove al passivo), ci si chiede dove sia finita quella formazione brillante che nella prima e ultima partita giocata a porte chiuse, prima dello stop, aveva battuto il Milan a San Siro. Il Genoa era arrembante, leonino, in molti pronosticavano non solo una facile salvezza, ma una bella scalata alla graduatoria. Questo è invece è un Genoa agnello, anche se la Juventus è il peggior avversario che possa capitare. Pure con il Parma e il Brescia però i rossoblù avevano illuso e il terzo indizio rischia di diventare una prova pesante, la dimostrazione che questa squadra deve ritrovare l’antica verve e riprendere a lottare, se vuole salvarsi, pur dovendo fare i conti con la pochezza di avversari come il Lecce e i cugini della Sampdoria.

Il Genoa visto contro la Juventus ha sconcertato, perché mai, sino alla rete di Pinamonti, era riuscito a tirare in porta. La difesa, ieri composta da Romero, Soumaoro e Masiello (dovrebbe essere quella titolare), ora è a maglie larghe. E’ vero che Dybala e Ronaldo spesso sono incontenibili, ma non si può permettere all’argentino di scartare con facilità tre avversari al limite dell’area di rigore, né al portoghese di percorrere 30 metri con la palla nei piedi e di poter pure prendere la mira. Preoccupante anche lo scarso filtro del centrocampo, dove Schone ormai è più che un caso (sostituito alla fine del primo tempo da Lerager), Sturaro pare involuto, Ghiglione e Cassata palesano grande ingenuità e discreta inconsistenza. Quanto all’attacco, non si capisce perché Nicola non punti dritto su Sanabria, che di sicuro ha più malizia di Favilli (era in fuorigioco, ma comunque l’unica volta che si è liberato al tiro, ha avuto mira scellerata), segnalatosi più per una mancata espulsione dopo due fallacci (l’arbitro lo ha graziato) e più incisività di Destro. Ieri Pinamonti è parso una nota lieta, ha fatto un bel gol, che certamente gli regalerà morale. Ma vedendo questi interpreti resta difficile capire perché il vecchio Pandev non trovi spazio per più di un quarto d’ora.

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