Fedez a Belve ha esordito l’intervista con una frecciatina da parte di Francesca Fagnani che gli ha ricordato di aver saputo della “simulazione”. Una simulazione dell’intervista che avrebbe potuto sostenere a Belve con tanto di domande cattive. “Questo è vero. Col mio team abbiamo ricreato una simulazione dell’intervista di Belve. Chi ha fatto il tuo ruolo? Mi sembra mia mamma o il mio ufficio stampa. La domanda più cattiva che mi hanno fatto è stata su Chiara“.

“Ho superato il limite quando ero molto giovane e sono andato a muso duro contro la politica e proprio la politica mi ha fatto sapere che bisogna essere più furbi nel dissentire. […] Nella vita sono molto permaloso. Se sono più amato o più odiato? Sinceramente non mi interessa”.

A domanda diretta: “Mi dice un suo pregio? Questo nella simulazione sicuramente lo avrà fatto“, Fedez ha risposto: “Un mio pregio? Sono molto trasparente. Un difetto? Sono impulsivo e divento cattivo. In passato mi rappresentava il rancore come sentimento, oggi la curiosità. Non è un sentimento, ma si capisce“. […] “Mi sono fermato in quarta superiore, non ho la maturità, ma non credo che un titolo di studio possa definire un essere umano. Non rimpiango di aver smesso di studiare“.

Fedez a Belve: “Mi sono drogato per un anno”

“Mi sono avvicinato alla droga, è durato un anno. A 18 anni ho tentato il suicidio tagliandomi le vene, una cosa legata alla droga. Da lì ho smesso, mai più fatto uso. Dalla droga è stato facile entrarne e difficile uscirne. Cosa? Cocaina, mdma”.

Il cantante ha poi confessato di aver iniziato a fare rap in seguito al bullismo. “Ho iniziato a fare rap perché volevo farmi amici e ci sono riuscito“. E su Instagram: “Perché mostro il mio stile di vita? Semplicemente perché racconto la mia vita. Il concetto dell’italiano che ce l’ha fatta ma deve tenerlo nascosto è una cosa che non mi piace. Il mio rapporto con i soldi? Che non voglio essere il più ricco del cimitero, mi piacciono ma li spendo. Il mio rapporto con le critiche? Le patisco, sto male a non rispondere“.



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