I Festival di Sanremo di Amadeus sono tra i più popolari e lo dicono gli ascolti e i dischi di platino delle canzoni che sono state in gara. Ovviamente c’è anche chi non ha apprezzato le scelte di Amadeus e tra questi troviamo anche un famoso esperto di musica. Marco Molendini su Dagospia ha spiegato nel dettaglio come mai questo secondo lui è tra i Festival di Sanremo più brutti che lui abbia mai visto. Il critico musicale si è lamentato della qualità delle canzoni, della scelta di Marco Mengoni come co-conduttore e anche dell’apertura di Amadeus.

Marco Molendini, l’opinione del famoso esperto di musica du Sanremo 2024.

“Il melodrammome nazionale, Dio, patria, famiglia, anema e core, ha sfondato. I carabinieri a cavallo, il conduttore che si presenta facendo il segno della croce, bacia moglie e figlio, proclama “Sanremo si ama”. Sei ore infinite fatte di iperboli, luoghi comuni, stereotipi, con un Amadeus ex machina di uno show che evita con assoluta naturalezza ogni guizzo.

So solo che ho visto uno dei più brutti ed estenuanti festival della mia vita, un tripudio di inutilità, tranne che per quella fabbrica della musica che ha trovato in Amadeus e nel suo festival il riferimento centrale: il luogo dove confezionare, lanciare, consumare idoli con la data di scadenza incorporata senza alcuna preoccupazione di dover, quanto meno, sentire l’esigenza di salvare la faccia sul fronte della qualità. – si legge su Dagospia – Con Amadeus, Sanremo è passato dal trionfo del nazional-popolare al tripudio del nazional-coatto.

Quanto alle qualità di organizzatore di show, basta pensare che in quelle sei ore di spettacolo della prima serata, l’unica ventata di freschezza sono stati i pochi minuti dello sketch in cui Fiorello è salito sul palco, giocando sul suo doppio. – ha continuato il famoso esperto di musica – Il saggio Rosario sa benissimo che, nel ruolo che si è ritagliato, quello dell’incursore che c’è e non c’è può essere solo vincitore. Esattamente il contrario di quanto accaduto a Marco Mengoni, a disagio nel fare qualcosa che non è, lo showman: disastroso il lunghissimo siparietto in cui si è presentato addobbato come un albero di Natale. C’era un’unica buona idea, quella del preserbacino, ma avrebbe potuto usarlo in maniera meno ortodossa e non solo etero (proprio lui).

Tornando alle canzoni… Le orecchie comunque non perdonano l’uso imperante dell’autotune (che, a parte correggere le intonazioni, non c’è dubbio che eserciti il suo strapotere omologante), le esplicite scopiazzature (Daniele Silvestri dovrebbe essersi riconosciuto in qualche modo nel pezzo dei The Kolors), la faccia tosta nell’accaparrarsi di temi delicati (i La Sad), la retorica del Volo, l’inutilità di mandare allo sbaragente come Alfa, Il Tre, Maninni, Gazzelle. I migliori? Mannoia, Bertè, Diodato, Ghali. Ma come al solito vanno riascoltati”.



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