Da una parte i rappresentanti sindacali del territorio a fare pressione perché rientri almeno parte degli oltre 4 mila lavoratore in cassa integrazione da mesi, a cominciare dagli addetti alle manutenzioni per garantire in primis la sicurezza degli impianti. Dall’altra l’amministratrice delegata, Lucia Morselli, e gli altri vertici dello stabilimento, tra cui il direttore delle risorse umane Arturo Ferrucci, che chiedono tempo causa congiunture di mercato dovute alla pandemia Covid. Sullo sfondo la delicata e complicata trattativa tra ArcelorMittal e governo per il rilancio dell’acciaieria e l’urgenza di interventi immediati, accompagnata dallo sciopero congelato dai sindacati e le ripetute richieste al governo di mandar via la multinazionale franco indiana.  

Negli uffici del ministero dello Sviluppo economico è andato in scena il nuovo, teso e drammatico, confronto attorno all’ex Ilva di Taranto, che ha prodotto l’organizzazione di alcuni incontri per decifrare la situazione area per area a partire da venerdì 25 settembre in attesa degli sviluppi del prossimo appuntamento tra rappresentanti dei lavoratori, azienda e vertici Invitalia (la controllata del ministero dell’Economia pronta a entrare nella nuova società che gestirà il siderurgico), previsto per lunedì 28. 

Fiom, Fim e Uilm chiedono l’applicazione di una turnazione tra i lavoratori di impianti similari come treni nastri, altoforni e acciaierie, oltre a un approfondimento sulle manutenzioni centrali di reparto. Richiesta che ha portato a un programma di incontri specifici, così scaglionati: manutenzioni centrali, acciaieria 1 e 2, Treno nastri 1 e 2 e area Altoforni. Di fatto danno tempo pochi giorni per verificare se dalle parole si passerà ai fatti, poi scatterà la mobilitazione.  

“L’amministratrice delegata – spiega Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil Taranto – si è detta infastidita per le ripetute dichiarazioni nostre e delle istituzioni locali, dalla Regione al Comune, sulla volontà che la multinazionale lasci la gestione dello stabilimento. Le è sembrato l’atteggiamento di un ambiente ostile, che si scontrerebbe con la volontà di ArcerlorMittal – racconta ancora Brigati – di rimanere. Mi sono permesso di ricordare alla dottoressa Morselli che l’atteggiamento finora tenuto da Mittal è stato più che ostile nei confronti dei lavoratori, prima di tutto, e dei cittadini. Mittal non ha certo fatto nulla per farsi benvolere, tutt’altro. Sulle congiunture di mercato – aggiunge – abbiamo fatto presente che il mercato delle auto legato a quello del prodotto finito ex Ilva è in netta ripresa in tutti gli stabilimenti Fca italiani, anche del 30 per cento, ma lei ha ribadito, senza convincerci, che la filiera della produzione dell’acciaio necessita di tempi più lunghi”.  

Davanti alle istanze dei sindacalisti, a cominciare dalla richiesta decisa di rientro del personale impiegato nelle manutenzioni, Lucia Morselli ha interrotto per qualche minuto il confronto allontanandosi assieme ai suoi collaboratori, per verificare le condizioni per convocare le Rsu su possibile rotazione sugli impianti similari e l’aumento delle manutenzioni.  

Il coordinatore provinciale Usb, Francesco Rizzo, ha invece abbandonato con i suoi il tavolo per poi sfogarsi sui social. “La dottoressa – scrive Rizzo riferendosi a Lucia Morselli –  mentre i sindacati parlavano della grave situazione della fabbrica, dei grossi problemi dei lavoratori diretti e appalto tranquillamente leggeva il giornale disinteressata, quasi infastidita. Come Usb abbiamo deciso di abbandonare il tavolo, la mancanza di rispetto è verso i lavoratori che rappresentiamo ed è l’ennesimo atteggiamento arrogante, sprezzante e vergognoso, di chi continua a giocare con la vita delle persone”. 

 Al di là del futuro dello stabilimento, per il quale il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha assicurato che non è stato firmato alcun accordo che escluda dal rientro gli ulteriori 1.600 lavoratori, rimasti in amministrazione straordinaria e in cassa integrazione in teoria fino al 2023, c’è da affrontare l’oggi. Oltre 4 mila lavoratori diretti che vivono dell’ammortizzatore sociale a poco più di 800 euro al mese e gli esuberi tra quelli delle ditte dell’appalto. I giorni scorsi gli uni e gli atri sono arrivati a bloccare le portinerie di accesso dello stabilimento e la Statale 100 che lo lambisce. È il segnale di una situazione già esplosa che a breve potrebbe finire fuori controllo.

Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *