In Italia, il numero di infermieri è in drastico calo, con previsioni che indicano una mancanza di 60.000 a 100.000 professionisti entro il 2030, in un contesto di invecchiamento della popolazione. Si prevede che, tra meno di vent’anni, un terzo degli italiani avrà più di 65 anni, aumentando la domanda di assistenza sanitaria. Gli infermieri diventeranno quindi sempre più cruciali, ma difficile da reclutare.
Lo studio “Non mettiamoci un cerotto” della Fondazione ISMU ETS evidenzia la carenza globale di personale sanitario, con l’OMS che prevede 2,1 miliardi di persone con almeno 60 anni entro il 2025. In Europa, sono stimati 4,1 milioni di professionisti mancanti entro il 2030, di cui 2,3 milioni infermieri. In Italia, l’età media degli infermieri è di 52,2 anni, e il 40% andrà in pensione nei prossimi 15 anni. Nel 2026, i nuovi infermieri formati saranno solo 61.760.
Le ragioni della crisi includono il (pre)pensionamento, la migrazione e la bassa attrattività della professione. Gli stipendi, mediamente 26.400 € all’anno, sono inferiori rispetto ad altri paesi europei. Anche se misure eccezionali durante la pandemia hanno permesso a operatori non riconosciuti di lavorare, questo non ha risolto la situazione.
L’Italia deve migliorare la propria attrattiva rispetto ad altre nazioni, implementando iniziative di reclutamento all’estero e rafforzando la professionalità degli infermieri. La Fondazione ISMU suggerisce misure come la creazione di agenzie di reclutamento etiche, il sostegno al riconoscimento dei titoli e la promozione di corsi per stranieri.