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venerdì – 23 Gennaio 2026

Economia Usa e tassi

L’economia degli Stati Uniti sta procedendo a pieno ritmo, come affermato dal presidente americano dopo la pubblicazione dei dati sul PIL, che ha mostrato una crescita del 4,3% nel terzo trimestre. Tuttavia, questo boom economico non sembra essere coerente con la richiesta di tagli ai tassi di interesse da parte del presidente, considerando che l’inflazione negli Stati Uniti resta vicina al 3% e lontana dal target del 2%.

Il presidente della Fed, Jerome Powell, terminerà il suo mandato a maggio e i favoriti per prendere il suo posto sono Kevin Hassett, Kevin Warsh e Christopher Waller. I mercati temono soprattutto la nomina di Hassett, ma è chiaro che qualunque sia il nuovo presidente, la Fed sarà più incline a tagliare i tassi.

La banca d’affari BofA prevede due tagli ai tassi a giugno e luglio, proprio dopo la fine del mandato di Powell. Tuttavia, alcuni osservatori fanno notare che il board della Fed resterà in maggioranza non trumpiano, il che significa che il nuovo presidente dovrà convincere gli altri banchieri centrali e avrà davanti a sé un percorso a ostacoli.

A livello economico, i tagli potranno essere giustificati con la debolezza del mercato del lavoro, seppure in un contesto di crescita del PIL sostenuta. La narrativa generale potrà essere quella di un boom dell’intelligenza artificiale, tale da spingere l’economia ma non l’occupazione.

Il ministro dell’Economia Scott Bessent ha evocato la possibilità di cambiare in futuro l’obiettivo sul carovita, non più il 2%, ma una fascia attorno a quel livello. In questo contesto, il rischio maggiore per la Fed è un disancoraggio delle aspettative di inflazione nel medio-lungo termine, che potrebbe portare a un rialzo dei tassi di mercato e rendere più difficile la sostenibilità dell’ingente debito americano.

La banca centrale europea, invece, dovrebbe avere un cammino più tranquillo, almeno in teoria. Gli operatori monetari ritengono che la banca centrale presieduta da Christine Lagarde dovrebbe restare ferma nel 2026. Le proiezioni di Francoforte indicano uno scenario di base quasi ideale, con inflazione vicino all’obiettivo del 2% e crescita vicino al potenziale. Tuttavia, Lagarde ha riconosciuto che ci sono rischi significativi all’orizzonte, come quelli legati alle tensioni commerciali e alla guerra in Ucraina.

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