La disuguaglianza economica percepita è aumentata nell’Eurozona a causa dell’alta inflazione registrata negli ultimi anni, ma in Italia il fenomeno è particolarmente rilevante, come evidenziato da un sondaggio della Banca Centrale Europea (Bce).
In media, il 73% delle famiglie nell’area dell’euro considera che le disuguaglianze siano aumentate “poco” o “molto” a seguito dell’impennata inflazionistica. Solo il 5% degli intervistati ritiene che tali disuguaglianze siano diminuite. La percentuale netta a livello europeo è del 68%, mentre in Italia raggiunge il 79%, il valore più alto fra gli Stati membri. Altre nazioni come la Francia e la Germania hanno percentuali inferiori, rispettivamente del 75% e del 65%.
L’analisi della Bce non approfondisce i singoli Paesi, ma sembra che in Italia le tendenze visibili nell’Eurozona si siano accentuate. Gli economisti hanno rilevato una discrepanza tra la percezione delle disuguaglianze e le misurazioni ufficiali, come il coefficiente di Gini, che sono rimaste sostanzialmente stabili. Questa differenza è legata al diverso impatto dell’inflazione sulle famiglie. Le famiglie a basso reddito, che spendono una maggiore parte del loro reddito per beni essenziali, hanno subito un impatto più significativo dall’aumento dei prezzi.
Nel 2022, il costo del carovita ha inciso per il 12,3% sul reddito delle famiglie più povere, contro il 5,7% per quelle più ricche. Inoltre, le famiglie a basso reddito sono più vulnerabili alle variazioni dei tassi d’interesse, poiché tendono a utilizzare mutui a tasso variabile. Questa esposizione diversa al rischio ha contribuito ad accentuare le disuguaglianze. Nonostante la stabilità misurata con gli indicatori, gli economisti avvertono che le percezioni di disuguaglianza potrebbero rimanere elevate nel tempo.