Il 10 dicembre cade il 77esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, in un periodo drammatico per la situazione dei diritti umani nel mondo. La situazione è caratterizzata da violazioni dei diritti umani in vari conflitti, come la guerra russo-ucraina, dove sono stati commessi crimini di guerra e contro l’umanità, e nella Striscia di Gaza, dove il governo di Tel Aviv ha risposto con un genocidio a seguito di crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Hamas e altri gruppi armati palestinesi.
Il sistema di protezione internazionale dei diritti umani, che era stato codificato da trattati e convenzioni, è al collasso. Le crisi umanitarie, come quella del Sudan, dove 12 milioni di persone sono state cacciate dalle loro case e decine di migliaia di persone sono state uccise, torturate o sottoposte a stupri, sono favorite da vendite irresponsabili di armi e da un’idea delle relazioni internazionali basata sulla forza militare e politica.
I diritti umani sono visti come qualcosa che si deve meritare, e non come innati, e sono considerati un prodotto in via di esaurimento. Il modello di doppi standard è dominante, dove i crimini sono giudicati non in base a cosa è stato fatto, ma a chi li ha commessi. Le società civili devono resistere all’autoritarismo e affermare che i diritti o sono per tutte e per tutti o non sono, e che la giustizia non è un problema, ma la soluzione all’impunità. Il mondo è di tutte e di tutti, e non deve essere occupato dalle risorse di pochi.