La premessa è sempre la stessa: quando si parla di studi che analizzano il comportamento alimentare entrano in campo tante di quelle variabili che è difficile arrivare a una conclusione definitiva. Tanto che gli studi si concludono sempre con un classico “further trials are needed”, ovvero sono necessari altri studi più approfonditi. Anche questo non fa eccezione. Detto tutto ciò, quando però lo studio americano (università del Texas) è pubblicato su un’autorevole rivista scientifica come il British Medical Journal, ed è una metanalisi di tanti altri studi con numeri quindi importanti, certamente l’indicazione che dà è da tenere in considerazione.

Partiamo dalla conclusione: una dieta povera di carboidrati per un breve periodo (non oltre sei mesi) riesce a portare alla remissione (che non vuol dire guarigione, però) del diabete di tipo 2. Senza effetti collaterali e più efficacemente di altre diete. La maggior parte dei benefici ottenuti svanisce se si continua la dieta oltre i 12 mesi. Nel diabete di tipo 2 la dieta è parte integrante della terapia, ma spesso non ci sono indicazioni chiare e rinunciare - come molti fanno - a zuccheri, pane e pasta non è un approccio sensato.

Lo studio ha analizzato altri 23 studi con un totale di 1357 partecipanti, età 47-67 anni, in sovrappeso oppure obesi. E due regimi alimentari: una dieta con pochi carboidrati (meno del 26% delle calorie giornaliere e comunque meno di 130 grammi al giorno) e una con pochissimi (sotto il 10% delle calorie giornaliere e meno di 50 grammi al giorno). Lo studio ha anche confrontato chi seguiva questi due regimi con altri pazienti che invace seguivano un regime con pochi grassi (low fat diet) e la dieta mediterranea.

Le conclusioni dello studio: chi segue una dieta con pochi carboidrati per sei mesi ha il tasso maggiore di remissione del diabete 2. Senza effetti collaterali, rispetto ad altre diete raccomandate per la gestione della malattia (per esempio quella a basso contenuto di grassi). Questi benefici diminuiscono a 12 mesi e sebbene la dieta low carb migliori il livello di trigliceridi in modo significativo, ci sono evidenze che mostrano un peggioramento della qualità della vita e del colesterolo Ldl (quello "cattivo").

E veniamo, appunto, ai limiti dello studio. "Si tratta di una meta-analisi, ovvero una tecnica statistica che permette, con qualche approssimazione, di mettere insieme studi diversi, aumentare il campione di pazienti e quindi ottenere un maggiore peso statistico - spiega Andrea Giaccari, diabetologo alla Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma - soffre però del problema di mettere insieme cose spesso solo apparentemente simili. Per esempio che cosa faceva il braccio di controllo?".

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Ma non solo: in realtà quasi tutte le diete portano a dei risultati. "Infatti quasi tutti i trial di intervento raggiungono buoni risultati a sei mesi , qualunque sia la dieta. In questa meta-analisi già si vede ridurre il risultato a 12 mesi.
A voler essere semantici, non si può parlare di remissione. La dieta (qualunque essa sia, low carb o low cal o altro) è una terapia vera e propria. E remissione vuol dire temporanea remissione. Ovvero interrompere la dieta, mangiare come prima e non avere più il diabete. Dubito sia stato fatto".

Quindi nessuna tentazione di seguire un regime fai-da-te, a maggior ragione se quel regime alimentare è una vera e propria terapia. "In realtà per chi ha il diabete di tipo 2 non ci sono limitazioni particolari - continua Giaccari - non serve togliere pane e pasta, basta seguire una dieta sana, senza eccedere. In realtà la differenza tra chi ha il diabete e chi non ce l'ha è che chi non ha il diabete se mangia troppo al massimo ingrassa e ha un po' di pancia; chi ha il diabete invece aumenta la sua glicemia che, a lungo andare, provoca le complicanze".

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