Un team internazionale con ricercatori italiani ha analizzato la storia dell’arbovirosi nel nostro Paese e ha sviluppato un archivio digitale

Zanzara - Afp
Zanzara – Afp

Capire e analizzare la storia della malattia di Dengue in Italia per prevenire eventuali prossimi focolai dopo l’emergenza internazionale nei primi mesi del 2024. E’ l’obiettivo dello studio internazionale, con un grosso peso di cervelli italiani, inviato alla piattaforma ‘Scientific Data’ di ‘Nature’. “Il lavoro esamina in dettaglio i recenti focolai e le catene di trasmissione locale che si sono verificate nel 2023, un anno record con oltre 300 casi e 80 contagi locali, concentrati principalmente in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. La ricerca è particolarmente rilevante perché ha creato un ‘dataset open access’ senza precedenti, che integra dati epidemiologici, genomici, climatici e geografici sulle segnalazioni di Dengue in Italia dal 2015 ad oggi. Questo archivio digitale è facilmente consultabile e a disposizione della comunità scientifica internazionale al sito www.github.com/fbranda/dengue”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Francesco Branda, dell’Unità di Medicina statistica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, primo firmatario dello studio, che vede coinvolte anche le università di Sassari e la Lumsa di Roma, la Stanford University School of Medicine, l’Izs di Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta, l’Instituto Oswaldo Cruz (Brasile) e il Biomedical Research Center di Lisbona.

“Con l’aumento delle temperature globali e dei cambiamenti nei pattern di precipitazioni, le condizioni potrebbero diventare sempre più favorevoli alla diffusione della Dengue – afferma Branda – La creazione di questo archivio digitale, che racchiude una vasta gamma di dati epidemiologici, genomici, climatici e geografici relativi alla Dengue in Italia, costituisce un passo cruciale verso un monitoraggio accurato e una risposta tempestiva al rischio crescente di diffusione della malattia nel Vecchio continente a causa dei cambiamenti climatici in corso. Questa risorsa – prosegue – non solo fornisce una panoramica dettagliata della situazione attuale della Dengue nel nostro Paese, ma anche un punto di riferimento essenziale per la ricerca scientifica e la pianificazione di interventi preventivi e di controllo. Tuttavia, affrontare efficacemente la Dengue richiede un impegno coordinato a livello globale”.

Le conclusioni dello studio

Quali sono le principali conclusioni emerse dallo studio sulla trasmissione del virus Dengue in Italia? “Abbiamo evidenziato variazioni nella idoneità alla trasmissione del virus della Dengue tra il 2015 e il 2023, con aree specifiche come la Sicilia, le coste continentali e alcune zone delle macroregioni settentrionali che presentano una idoneità intermedia-alta alla trasmissione – chiarisce Branda – Nel 2023 l’Italia ha riportato un numero eccezionalmente elevato di casi autoctoni di Dengue, con una idoneità alla trasmissione leggermente superiore alla media storica, con il 19% del territorio italiano che ha mostrato un’adeguatezza sopra 1 per almeno un mese”. La trasmissione della Dengue nel 2023 è stata osservata principalmente nelle macroregioni Nord-Ovest, Nord-Est e Centro, seguendo la distribuzione geografica dei casi autoctoni segnalati.

“E’ stato evidenziato un incremento universale annuale della temperatura media in Italia, con i tassi di aumento più elevati riscontrati nella macroregione Nord-Est seguita da Nord-Ovest, Centro e Sud/Insulare – ricorda Branda – La co-circolazione dei genotipi Denv1 e Denv3 in Italia nel 2023 è avvenuta durante un’ampia espansione in Paesi dell’America Latina, sottolineando l’importanza della sorveglianza genomica per identificare introduzioni e catene di trasmissione locali. Il 2023 – osserva lo scienziato – è stato un anno eccezionale per l’Italia a causa del numero elevato di casi segnalati e della co-occorrenza di catene di trasmissione autoctone di più di un sierotipo, con profili di età che indicano un’incidenza maggiore nel gruppo di età 20-39 anni”. Queste conclusioni sottolineano “l’importanza della sorveglianza attiva, della comprensione dei modelli di trasmissione e della considerazione dei fattori climatici e della mobilità umana per monitorare e contenere le introduzioni di Dengue e altri arbovirus in Italia”, chiosa Branda.


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