Cambiano le «regole» del trattamento delle demenze in Italia. E’ stata infatti aggiornata e semplificata la nota 85, risalente al 2010, per l’accesso alle terapie da parte degli oltre 800mila pazienti italiani affetti da Alzheimer e demenze correlate. Si tratta di un cambiamento atteso, di cui si sono fatte promotrici le principali società scientifiche nazionali coinvolte nelle tematiche delle demenze e dei disturbi cognitivi (Sindem, Sin, AIp, Sineg, Simmg). Nella nuova nota si precisa che sono i centri per i disturbi cognitivi e le demenze individuati dalle Regioni e dalle Province autonome che spetta il copito di effettuate o confermare la diagnosi, a cui poi seguirà il piano terapeutico. I farmaci previsti nel documento sono donepezil, galantamina, rivastigmina e memantina.

In Italia circa un milione di persone con demenza

«La demenza, una delle principali cause di disabilità e di disagio sociale per il mondo occidentale, rappresenta – si legge nella nota dell’Agenzia del farmaco italiana (Aifa) – una priorità assistenziale la cui rilevanza, soprattutto in termini di costi sociali, è destinata ad aumentare nei prossimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione associato anche all’aumento dell’aspettativa di vita. In Italia il numero di persone con demenza è stimato in circa un milione, di cui circa il 60%-70% è affetto da malattia di Alzheimer».

Monitoraggi meno rigidi e visite di controllo più distanziate

Le modifiche alla nota 85 non si limitano alla sola modifica della rimborsabilità, ma contengono aggiornamenti anche di altri aspetti importanti, come il monitoraggio delle terapie farmacologiche che per 20 anni è stato legato a vecchi criteri di sicurezza (visite a 1, 3 e 6 mesi). La nota ora permette un monitoraggio meno rigido e più personalizzato alle esigenze del singolo paziente. In particolare la visita di controllo nei casi stabilizzati può essere distanziata anche a un anno, se il caso lo consente. Questo permette da un lato una riduzione di visite inutili e dall’altro di lasciare liberi spazi per pazienti meno stabili e che necessitano di monitoraggio più stretto.

Via a politerapia in alcuni casi di malattia di Alzheimer

Anche la durata della cura viene svincolata dai rigidi punteggi del MMSE, il test di valutazione cognitiva generale. «Alla luce dei numerosi studi che indicano l’efficacia di questi farmaci anche in fasi molto iniziali e molto più gravi di quanto prima limitato dalla precedente nota il farmaco potrà essere prescritto sulla base del giudizio del medico e nell’ambito di una valutazione clinica complessiva», si legge in una nota congiunta delle società scientifiche. Infine, nell’aggiornamento è prevista la possibilità di effettuare la prescrizione combinata in politerapia di farmaci per malattia di Alzheimer, la memantina e gli inibitori Colinesterasi, che si sono dimostrati più efficaci se dati in combinazione.

 



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