“La danza non è un hobby se non per pochi soggetti, spesso adulti. Così come non lo è lo studio della musica, della recitazione e del canto. La disciplina di tali attività è rigorosissima perché le tecniche sono difficili e necessitano di regole ferree. Il numero di casi di contagio in tali scuole è praticamente vicino allo zero assoluto. Sono scelte professionali di vita il cui studio non può essere fatto in smart working se non in misura molto marginale. Nel caso in cui il governo dichiarasse ‘attività non indispensabile’ la libertà dello studio di tali discipline, sarebbe una delle più gravi azioni antidemocratiche, discriminatorie ed anticostituzionali della storia della nostra Repubblica”. E quanto scrive sul suo profilo social il coreografo e regista Luciano Cannito direttore artistico, a Roma, dell’Accademia Internazionale di arti performative Art Village.

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