Probabilmente, quando 75 anni fa testimoniò di aver avvistato strani oggetti volanti nel cielo, l’aviatore statunitense Kenneth A. Arnold non sapeva ancora che da lì in poi sarebbe stato considerato il precursore dell’ufologia moderna. Era il 24 giugno del 1947: Arnold, mentre volava su un aereo CallAir -2 per un’attività di ricerca e ricognizione, osservò nove oggetti volanti che emanavano luci intermittenti nelle vicinanze del monte Rainier (Washington). Il 24 giugno di 75 anni fa è quindi assurto a data convenzionale del primo avvistamento dei cosiddetti flying saucers (dischi volanti), che poi vennero rinominati Ufo (Unidentified flying objects) e di recente ‘ribattezzati’ Uap (Unidentified aerial phenomena).

“Dal 1947 ad oggi, si sono registrati oltre un milione e mezzo di avvistamenti di cui il 20% di casi non spiegabili convenzionalmente, poiché le caratteristiche di volo e la tipologia di prestazioni presentate li pone al difuori di qualsiasi tecnologia presente sul nostro pianeta e quindi l’ipotesi terrestre è quella che rimane più logica e plausibile, viste le continue scoperte astronomiche che vanno a modificare le vecchie strutture di pensiero”, dice all’Adnkronos Vladimiro Bibolotti, presidente emerito del Cun, Centro Ufologico Nazionale.

Si tratta quindi di “una data convenzionale, ma che cade nell’anno della prima audizione al congresso degli Stati Uniti sugli Uap/Ufo e proprio il 24 giugno, circostanza evidentemente voluta a riferimento del ‘primo avvistamento’, si celebra al Senato del Brasile una importante discussione sugli OVNIs cioè gli Ufo come vengono chiamati nel continente latino-americano”.

Nel dibattito planetario sul fenomeno Ufo/Uap “si inseriscono adesso anche la Nasa come ente spaziale che nelle recenti dichiarazioni del suo Direttore Bill Nelson ha aperto ufficialmente alla ricerca sugli Ufo, con dichiarazioni di estrema consapevolezza sull’importanza del fenomeno registrato non solo dai piloti della US Navy ma anche da molti astronauti non solo americani. Rilevante -aggiunge Bibolotti- è l’importante coinvolgimento di prestigiose università statunitensi come Harvard con l’astrofisico Avi Loeb assertore di possibili visite sul nostro pianeta e il caso dell’asteroide interstellare Oumuamua, e gli studi condotti dal Professor Garry Nolan, docente di Patologia dell’Università di Stanford, sui nefasti effetti delle emissioni provocate sui piloti che si sono avvicinati agli Uap”.

Il fenomeno degli oggetti volanti “potrebbe ascriversi fin dalla notte dei tempi. Ma è solamente in quest’anno -osserva lo studioso- che lo studio ed il riconoscimento ufficiale della realtà del fenomeno ha comportato un salto di qualità, rispetto allo stigma ed il velo di mistero che lo ha caratterizzato”. Da rimarcare, infine, “il nuovo ruolo dei media a supporto della divulgazione”.

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