Il settore lattiero-caseario nell’Alta Padovana sta attraversando una crisi. Alcune cooperative che gestiscono la compravendita del latte hanno chiesto agli allevamenti di produrne meno a causa di una generale diminuzione della domanda. Ciò ha comportato un forte ribasso del prezzo riconosciuto agli allevatori.
A gennaio, la produzione che supera la quota autorizzata verrà valorizzata a 27 centesimi al litro, mentre il costo di produzione è di 50 centesimi al litro. Il prezzo del latte dipende dall’andamento del mercato globale e si sta vivendo un momento storico particolarmente delicato.
Circa il 60% del latte prodotto dalle 400 aziende agricole dell’Alta Padovana è contrattualizzato mediante le cooperative cui viene conferito, con un fatturato annuo provinciale di circa 80 milioni di euro.
La comunicazione che invita a una minor produzione è un allarme che va ascoltato, in primo luogo dalle Istituzioni, poiché non sono i produttori a scegliere il prezzo, ma lo subiscono.
Il prezzo del latte spot, ovvero il latte crudo non ancora trasformato, può cambiare spesso e in questo periodo è in ribasso a causa dell’abbondanza di latte e della minore richiesta.
A metà dicembre è stato raggiunto un accordo fra il ministero dell’Agricoltura e le associazioni rappresentative del settore, che prevede ai produttori 54 centesimi al litro a gennaio, 53 centesimi a febbraio e 52 centesimi a marzo.
Tuttavia, le previsioni per il mese in corso fanno presagire un ulteriore calo del prezzo spot, già oggi a livelli incompatibili con i costi di produzione, quindi gli allevatori stanno lavorando in perdita.
La situazione è seria e ogni attore della filiera è tenuto a fare la propria parte per uscirne al più presto, rendendo necessario attuare politiche compatibili con la riduzione del latte prodotto.