“Se uno volesse stringere le maglie ulteriormente e dire che i vaccinati ogni mese devono fare un tampone molecolare, sarebbe una scelta ragionevole”. E’ un passaggio dell’intervento di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, a Omnibus su La7.

“Mandiamo in tilt gli ospedali, e di conseguenza l’economia perché rischiamo chiusure, quando un numero di persone troppo elevato si ammala e viene ospedalizzato. L’obiettivo primario della campagna vaccinale era, è e rimarrà sempre quello di non riempire gli ospedali. In secondo luogo, c’è la circolazione virale. Oggi sappiamo che la copertura vaccinale sostanzialmente dopo 6 mesi declina, passa dal 75% a circa il 50% al contagio. Rimane molto alta per la malattia grave, era al 92% ed è scesa all’82%. Bisogna far ammalare meno possibile le persone”, afferma.

Si discute dell’efficacia dei tamponi rapidi. “Nell’ultimo mese, in particolare, vista l’enorme necessità di tamponi per ottenere il green pass, sul mercato sono entrati molti prodotti non particolarmente accurati. Già i tamponi rapidi avevano una capacità del 70% di identificare un soggetto infetto. L’estensione del numero di tamponi effettuati anche da persone non particolarmente esperte ha fatto sì che la sensibilità scendesse al 50-55%: l’efficacia del tampone equivale quasi al lancio di una moneta. In alternativa al vaccino utilizziamo uno strumento che fallisce una volta su due o una volta su tre”, afferma. “Se uno volesse stringere le maglie ulteriormente e dire che i vaccinati ogni mese devono fare un tampone molecolare, sarebbe una scelta ragionevole”, conclude.

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