Sarà il vincitore di un Nobel nel 2011 nel campo dell’immunologia innata, ma chi oggi guarda da vicino le caratteristiche di Sars-Cov-2 con competenze virologiche non è d’accordo con lui. “Sars-Cov-2 ha molte mutazioni che lo rendono continuamente diverso e, di conseguenza, sfuggente al vaccino” ha detto Bruce Beutler, Nobel per la medicina nel 2011 per le sue ricerche in immunologia, intervistato da Repubblica al Festival della Scienza medica di Bologna, sabato 17 ottobre.

“In realtà la sua capacità di mutare non è assolutamente elevata, soprattutto se pensiamo a virus di dimensioni così grandi” riflette Carlo Federico Perno, virologo dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. L’affermazione di Beutler “essendo un virus a Rna ha una debole attività di “correttore di bozze”: ogni volta che si replica commette errori e non è in grado di ripararli tanto efficacemente quanto le cellule a Dna” trova gli  esperti poco concordi. “Veramente Sars-Cov-2 ha questa funzione di correzione, che riduce il tasso di mutazioni e di variabilità del virus” spiega Perno. E infatti la maggior parte delle mutazioni finora non si sono “fissate”. Non hanno conferito cioè un vantaggio selettivo al microrganismo. 

Solo una, di queste mutazioni, sembra aver resistito. Si chiama D614G, che puo’ rendere Sars-Cov-2 più contagioso, ma non piu’ aggressivo e letale . Dal punto di vista della “cattiveria”, Sars-Cov-2 sembra lo stesso di marzo. “Questa mutazione – aggiunge Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia – non influisce sull’efficacia dei vaccini allo studio, che usano come antigene una parte della proteina spike finora rimasta sempre stabile”. I dubbi più seri sui vaccini riguardano piuttosto la loro efficacia e la loro durata. L’efficacia riguarda la capacità di produrre anticorpi capaci di neutralizzare il virus: non tutti gli anticorpi lo sono. La durata riguarda la sopravvivenza di questi anticorpi nel sangue. Se fosse limitata a soli pochi mesi, i vaccini ci aiuterebbero poco e assomiglierebbero alla fatica di Sisifo: terminata l’immunizzazione di sette miliardi di persone nel mondo, si dovrebbe già ricominciare da capo. “Fortunatamente, gli studi in corso a Wuhan sui pazienti che si sono ammalati a inizio anno e sono poi guariti sembrano dire esattamente l’opposto. A otto mesi dall’infezione gli anticorpi ci sono, e in molti casi sono neutralizzanti” dice Cossarizza. 

Fonte