Il rapporto tra protesi mammarie testurizzate e linfoma anaplastico a grandi cellule (o Alcl), una rara forma di tumore, è più che probabile. Lo ha stabilito ad aprile lo Scheer, il comitato scientifico che consiglia la Commissione Europea in tema di rischi emergenti per la salute, in quella che rappresenta la prima conferma del pericolo (seppur minimo, è bene ricordarlo) da parte di un organismo scientifico di peso internazionale. Il nostro Ministero della Salute, però, riportava una conclusione diversa. Fino a ieri sul sito internet del ministero si leggeva infatti che il rapporto dello Scheer aveva stabilito “l’assenza di evidenze scientifiche riguardo la possibile correlazione tra l’insorgenza di questa patologia e la protesi mammaria”.

Un reclamo ufficiale

Un’interpretazione che ha spinto il comitato scientifico della Commissione Europea a inviare una nota di reclamo ufficiale al Ministero della Salute italiano, invitandolo a una rettifica tempestiva perché l’errata interpretazione delle conclusioni del rapporto “può causare danni alla salute dei cittadini europei”. Repubblica ha contattato il Ministero della Salute per chiedere un commento, e siamo in attesa di una risposta. Intanto, sul sito la frase relativa al rapporto è stata modificata: al posto di “assenza di evidenze scientifiche” ora si legge “assenza di elevati livelli di evidenza scientifica”.

Cosa può aver tratto in errore i tecnici del ministero? Nei suoi rapporti, il comitato di esperti dello Scheer utilizza una scala con cinque livelli di certezza per esprimere il peso delle evidenze scientifiche disponibili. Nel nostro caso, l’opinione finale degli esperti parla di un “moderato livello di evidenza scientifica” a supporto di un legame causale tra protesi testurizzate (le protesi “ruvide”, più diffuse in Italia e in Europa rispetto a quelle lisce) e il linfoma Alcl. Una definizione tecnica, che qualcuno al ministero potrebbe aver travisato: moderato in questo caso è il quarto livello di probabilità, sopra il quale esiste solamente un livello di evidenza “forte”, che equivale praticamente a una certezza scientifica.

“Non so spiegarmi come abbiano potuto interpretare in modo così errato le nostre conclusioni”, racconta a Salute Fabio Santanelli di Pompeo, professore di Chirurgia Plastica alla Sapienza di Roma che, insieme con altri 9 esperti mondiali, ha valutato 605 ricerche scientifiche per redigere l’opinione dello Scheer sulle protesi testurizzate. “Sapevo che circolava questa informazione errata, e avevo pensato ad una fake news, non a un errore sul sito del Ministero. Quel che è certo è che si tratta di un errore che ha messo a rischio la salute dei cittadini italiani ed europei, impedendo di effettuare scelte consapevoli riguardo alla propria salute”.

E spiega: “La nostra opinione finale – precisa – ha stabilito esattamente il contrario di quanto riportato dal Ministero della Salute, e di conseguenza da molti media nazionali: la correlazione tra protesi testurizzate e linfoma Alcl è pressoché certa, ci sono forti evidenze epidemiologiche e importanti indizi sui meccanismi eziopatogenetici sottostanti. Parlando di una patologia neoplastica di recente individuazione un livello di certezza maggiore è pressoché impossibile, ma già un livello di evidenza scientifica moderato può, e deve, indirizzare le scelte delle autorità verso il principio precauzionale e di conseguenza anche quelle dei medici e delle pazienti”.

Incidenza maggiore di 67 volte

Secondo Santanelli di Pompeo, infatti, i dati disponibili evidenzierebbero già nel 2017 un’incidenza molto maggiore dell’Alcl nelle donne a cui sono state impiantate protesi mammarie: circa 67 volte superiore a quella della popolazione generale, anche di più nel 2020 o prendendo in considerazione solamente le portatrici di protesi testurizzate. È noto inoltre il meccanismo con cui l’infiammazione locale generata dalle protesi testurizzate può predisporre alla comparsa del linfoma. “Sostanzialmente – spiega Santanelli di Pompeo – quello che manca per poter classificare l’evidenza della correlazione come forte è la certezza dei meccanismi eziologici con cui le protesi testurizzate danno origine all’infiammazione che causa il tumore, ma si tratta di una minuzia: non sappiamo se sia la formazione di un biofilm batterico, se si tratti della frizione provocata dalla superficie ruvida, se siano sostanze tossiche presenti nelle protesi o se invece il problema sia il particolato che si stacca dal dispositivo. Per questo non possiamo dire che la correlazione è forte, ma non vuol dire che sia una semplice possibilità tra le tante: che le protesi testurizzate possano provocare, molto raramente, la comparsa di un Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule è pressoché una certezza, e le pazienti hanno diritto di essere correttamente informate prima di decidere di sottoporsi a un intervento”.

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