PERUGIA – Di quel giovane vicario i fedeli della parrocchia di San Pio X sapevano da quasi un anno. Don David Tacchini, 40 anni, capelli spioventi e barbetta da rivoluzionario, si era allontanato da Città di Castello da tempo per riflettere sulla propria vocazione. La richiesta di dispensa dal sacerdozio per don Samuele Biondini, 50 enne originario del Varesotto, risale invece a pochi giorni fa. Un doppio addio alla tonaca, del parroco e del vice della stessa parrocchia, che sarebbe stato mosso da ragioni di cuore. In Umbria la terza rinuncia ai voti nell’arco di appena un mese, dopo che don Riccardo Ceccobelli, il 42 enne ormai ex sacerdote di Massa Martana, ad aprile scorso aveva comunicato a margine della messa domenicale la decisione di lasciare per amore di una giovane catechista.

A dare l’annuncio della riduzione allo stato laicale dei due sacerdoti, accordata dalla Santa sede, è stato il vescovo di Città di Castello, Domenico Cancian, che ha parlato di “libera decisione”, accolta “con sofferenza e, allo stesso tempo, con rispetto”. Nessun riferimento alle motivazioni, solo un pensiero di “profonda gratitudine ai sacerdoti che con gioia si donano quotidianamente e per tutta la vita nel generoso esercizio del ministero in favore del popolo di Dio. Chiediamo al Signore – ha aggiunto il vescovo – il dono della fedeltà a tutte le vocazioni e per i due nuovi candidati al sacerdozio, che saranno ordinati nel corso di quest’anno”. 

Le ragioni della scelta del doppio addio ai fedeli restano ufficiose e viaggiano di bocca il bocca tra i parrocchiani. Don David, nato a Città di Castello, prete in prima linea nella Caritas, avrebbe chiesto la dispensa dopo essersi riavvicinato a una ragazza. Una volontaria laica, conosciuta anni fa in una Casa di carità, prima di entrare in seminario. Alla base della scelta di don Samuele, responsabile della pastorale giovanile, evangelizzatore di strada che “ha riacciuffato molti giovani”, spiegano i frequentatori della parrocchia, ci sarebbe invece una delicata vicenda personale, forse all’origine dell’incontro con un’infermiera, con la quale il prete avrebbe espresso il desiderio di condividere una nuova fase della propria vita.

“È bene ricordare che il celibato è un orientamento ‘altro’ che si dà alla propria vita e quindi anche alla propria affettività e sessualità e lo si può vivere in pienezza e con il cuore colmo di gioia solo rispondendo pienamente alla chiamata del Signore”, ha commentato il presidente della Conferenza episcopale umbra, Renato Boccardo, che ha parlato di “momento di prova per le Chiese locali”. L’arcivescovo ha poi richiamato alla necessità di “una riflessione seria e approfondita sul percorso formativo che porta al sacerdozio”. “Alla luce di queste decisioni – ha aggiunto monsignor Boccardo – dobbiamo approfondire anche il ruolo, importante e fondamentale, che i seminari hanno, appunto, nel percorso vocazionale”.

In sostituzione dei due sacerdoti, la diocesi ha affidato la parrocchia a padre Giuseppe Renda, guardiano del convento di San Giovanni Battista agli Zoccolanti. “Una scelta che va nel segno di un grande rispetto e considerazione per la parrocchia di San Pio X”, ha commentato il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, che allo tesso tempo ha espresso “vicinanza umana e solidarietà al vescovo Cancian per il lavoro che sta continuando a compiere in maniera ammirevole e con grande abnegazione personale”.
 

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