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Nel 1950, il matematico e informatico inglese Alan Turing propose al mondo intero quello che divenne famoso come “test di Turing“: data una persona, una macchina e un interrogatore umano, la macchina potrebbe mai convincere l’interrogatore di essere effettivamente una persona? Dopo 74 anni, potremmo avere una risposta.

Secondo un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università della California, siamo arrivati al punto in cui le intelligenze artificiali riescono ad “ingannarci” e i test effettuati su alcuni partecipanti umani sembrano confermarlo.

Sebbene questa volta non si tratti del primo stetoscopio con intelligenza artificiale, i ricercatori stessi sottolineano che: “Turing originariamente immaginava il gioco dell’imitazione come una misura dell’intelligenza, ma a questa idea sono state sollevate diverse obiezioni“.

Bisogna infatti considerare come gli esseri umani, sono notoriamente bravi ad antropomorfizzare praticamente qualsiasi cosa: vogliamo entrare in empatia con le cose, indipendentemente dal fatto che si tratti realmente di un’altra persona, un cane o un oggetto.

Tornando ai risultati dello studio, è degno di nota il fatto che ChatGPT-4 e ChatGPT-3.5 hanno convinto i partecipanti umani della loro “umanità” solo il 50% delle volte, ovvero una probabilità paragonabile a quella casuale. Come facciamo quindi a ritenere importante questo risultato?

Il team ha incluso ELIZA nell’esperimento, utilizzandola come vero e proprio gruppo di controllo. Si tratta di uno dei primissimi modelli di IA, creato a metà degli anni ’60 al MIT. Come è facile immaginare, sebbene fosse senza dubbio impressionante per l’epoca, al giorno d’oggi sente decisamente il peso degli anni.

ELIZA si limitava a risposte predefinite, il che limitava notevolmente le sue capacità. Potrebbe ingannare qualcuno per cinque minuti, ma presto i limiti diventerebbero chiari“, ha detto a LiveScience Nell Watson, ricercatore di intelligenza artificiale presso l’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE). L’obiettivo era quello di osservare le effettive capacità di “discriminazione” degli esseri umani, confrontando i risultati ottenuti con ELIZA con quelli ottenuti con le moderne IA.

In effetti, ELIZA ha ottenuto un punteggio del 22%, convincendo poco più di una persona su cinque di essere umana. Ciò avvalora l’idea che ChatGPT abbia davvero superato il test di Turing, poiché (secondo i ricercatori) i soggetti del test erano chiaramente in grado di distinguere in modo affidabile ELIZA dalle persone, ma non ChatGPT.

In definitiva, sembra improbabile che il test di Turing fornisca prove necessarie o sufficienti dell’intelligenza, ma nella migliore delle ipotesi fornisce un supporto probabilistico, spiegano i ricercatori.

In effetti, i partecipanti non si affidavano nemmeno a quelli che sembrano essere segni di “intelligenza”. Erano più focalizzati sullo stile linguistico e sui fattori socio-emotivi che sulle nozioni più tradizionali di intelligenza come conoscenza e ragionamento, riporta l’articolo.

Dopo aver scoperto 6 varianti di depressione grazie ad un’IA, appare prematuro poter parlare a tutti gli effetti di un test di Turing superato; tuttavia, la strada intrapresa sembra essere quella giusta.



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