BOLOGNA – I tre fischi del locomotore trasmessi in streaming, lo schermo in piazza Maggiore che ha mostrato la deposizione di corone in sala d’aspetto, la lapide che ricorda le vittime, l’immagine dell’orologio fermo alle 10.25. Un minuto di silenzio particolare, quello vissuto quest’anno, all’orario dell’esplosione in stazione. Così Bologna ha ricordato la strage del 2 agosto 1980, quando una bomba uccise 85 persone e ne ferì 200.

Una celebrazione segnata dalle regole anti Covid ma non per questo meno sentita, partecipata, emozionante. Come quando l’attore Matteo Belli, dal palco, ha letto tutti i nomi e le età dei morti. O ancora, il lungo applauso rivolto al presidente dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi dopo il suo discorso.

Anche dopo 40 anni “quella sofferenza è immutata”, ha riflettuto il cardinale Matteo Maria Zuppi, e quindi è giusto “cercare la consolazione di una giustizia che risponda davvero e chiarisca tutti i dubbi, che non permetta ambiguità”. Mille persone era il numero chiuso per assistere in piazza alla cerimonia, ma almeno altri mille cittadini erano ai lati della piazza, contro le transenne, per partecipare in modo ordinato, con la mascherina, alla commemorazione. Era presente anche l’autobus 37, simbolo della strage perché fu utilizzato per trasportare feriti in ospedale e poi i morti. Alla commemorazione c’erano, tra gli altri, il viceministro dell’Interno Vito Crimi, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il sindaco Virginio Merola e il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini

La stazione intitolata alle vittime

La stazione di Bologna è stata intitolata al 2 agosto 1980, in memoria del vittime della strage. A scoprire la targa, posta davanti all’ingresso principale, la presidente del SenatoCasellati e il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi al termine della cerimonia che si è svolta in piazza Maggiore. Con loro anche Crimi, Merola e Bonaccini. “È per noi un bel risultato – ha affermato Merola – ringraziamo le Ferrovie, è una cosa che abbiamo fortemente voluto”. Momento di raccoglimento, come da tradizione, nella sala d’aspetto della Stazione Centrale dove sono state deposte le corone commemorative.

Bologna, 2 agosto. Ore 10.25: in piazza Maggiore risuona il fischio del treno

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Crimi: “Si può solo chiedere scusa”

“La serietà impone che di fronte ai familiari si ponga un punto fermo. Dopo 40 anni si può solo chiedere scusa. Non è accettabile non è ammissibile” la mancanza della verità piena sulla strage ha detto il viceiministro Crimi, nella cerimonia di apertura in Comune. “Le scuse” da parte dello Stato “sono le uniche parole che hanno una parvenza di decenza, dopo 40 anni di dolori immutabili vissuti dai familiari si può solo chiedere scusa”, ha ribadito. “È tempo di aprire i fascicoli. È tempo di toglierli dai cassetti. Bologna non è più soltanto un caso giudiziario: è diventata un argomento storico. E la storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli ‘omissis’. La storia si scrive con l’inchiostro indelebile della verità”, ha aggiunto dal palco la presidente del Senato Casellati, che ha ricordato l’impegno per l’accessibilità degli atti delle commissioni parlamentari di inchiesta e ha citato Tina Anselmi, “la democrazia si nutre di trasparenza”. Esigenza da cui “nessuno può chiamarsi fuori. Certamente si può e si deve fare ancora di più. Penso alla direttiva del 2014 e agli atti coperti anche da segreto di Stato. Su questi deve intervenire il Governo, che mi auguro dia seguito alle intenzioni espresse in questi giorni. Che memoria vogliamo lasciare in eredità alle future generazioni? Non certo una memoria di depistaggi, una memoria di mandanti occulti o di interrogativi non risolti. Basta segreti su Bologna”. “Perchè non succeda – ha aggiunto – che chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi possa essere tacciato di depistaggio. Il pregiudizio è il maggiore nemico della verità”.

“E’ stato un percorso lungo, ma non inutile. Le novità che si annunciano per le iniziative della procura e grazie all’attività vostra, come associazione dei familiari delle vittime, ci fanno ben sperare per raggiungere la verità completa”, dice il sindaco Merola. “Per me è stato un onore essere il sindaco che per 9 anni vi ha accompagnato. Tutta la città vi è vicina e continua a condividere profondamente il vostro dolore. In questi 40 anni Bologna è stato un esempio riconosciuto di partecipazione democratica e di impegno civico, di come si lotta per difendere la democrazia che ci ha consegnato la resistenza. Noi restiamo fedeli alla Costituzione antifascista e ribelli alla violenza e a ogni dittatura. Oggi lo possiamo dimostrare con ancora più forza, con la dolorosa rinuncia al corteo. Siamo stati e siamo all’altezza della nostra storia”, ha detto, commosso, il sindaco dal palco

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“Ora una svolta per la verità”

Il presidente dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, spiega che “il bilancio è positivo per le indagini”, grazie a “spunti concreti per arrivare alla verità completa sulla strage”. La digitalizzazione degli atti, una delle battaglie dei famigliari, “sta andando avanti e sta diventando un fatto nazionale. Una volta partiti bisogna andare avanti, non si può bloccare. La direttiva Renzi, invece, si è rivelata un guscio vuoto. Prevedeva che tutti i documenti relativi alle stragi fossero versati, non “questo no”, “questo si”, “questo forse”. Dal palco di piazza Maggiore ha detto: “Il quadro delle responsabilità per l’orrore del 2 agosto non è completo ma ormai chiaro. Il processo che si aprirà a breve sui mandanti può cambiare la storia d’Italia. Questo processo è anche frutto delle nostre lotte e noi ci diciamo: questa è una storia che ci riguarda tutti e il cui finale dipende da tutti noi”, ha scandito, raccogliendo il lungo applauso delle persone accorse alla cerimonia.

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“I risultati della maxi-indagine sui mandanti confermano che quel vile attentato fu una bomba nera, pensata dai vertici della P2, eseguita dalla manovalanza fascista dei Nar, protetti da uomini della P2, inseriti nei punti nevralcici dei Servizi segreti. Si voleva colpire Bologna la rossa. Ma nel loro progetto criminale di potere, esecutori e burattinai fecero un solo errore. Non tenere conto della reazione dei cittadini di Bologna”. Oggi “è sconvolgente il trattamento di favore di alcuni responsabili, ricompensati lautamente per il loro silenzio”, aggiunge, riferendosi agli ex terroristi dei Nar Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, e gli ergastoli a cui sono stati condannati. “Non hanno mai collaborato, oggi sono pienamente liberi e spesso trattati come star”.

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La manifestazione degli antagonisti

Nonostante sia stato vietato, non è mancato a Bologna un corteo in ricordo della strage, che ha percorso il classico tragitto piazza Maggiore-stazione. E’ partito dopo le 9 da piazza Nettuno, promosso da varie realtà tra cui Potere al popolo, Noi restiamo e Sgb; sventolavano anche bandiere di Rifondazione comunista. Ha marciato qualche centinaio di persone, che poi si è radunato davanti alla stazione e lì ha osservato il consueto minuto di silenzio. Durante il corteo sono stati intonati vari slogan, come: “Le bombe dei fascisti le mettono i padroni”, “Ora e sempre resistenza”, “Siamo tutti antifascisti”.

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