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martedì – 16 Dicembre 2025

Bias cognitivi e cybersecurity: il pericolo del “non ho nulla”

Ogni anno in Italia, oltre 3.000 persone perdono la vita sulle strade, nonostante la conoscenza delle regole di sicurezza. Nel mondo del cybercrime, la situazione non è diversa: milioni di persone diventano vittime, anche se è noto che i link sospetti sono pericolosi. Il continuo fenomeno del phishing indica che molti non sono ancora cauti.

Questa contraddizione è spiegata dai bias cognitivi, ossia scorciatoie mentali che portano a pensare frasi come “tanto non ho nulla da rubare” o “a me non succederà mai”. Questi pensieri sono pericolosi perché chiunque può essere una porta d’accesso per obiettivi più ambiti o un facile bersaglio per attività criminali, come il furto d’identità.

Il “Manuale CISO Security Manager” è stato creato per aiutare i professionisti della sicurezza a comprendere e affrontare questi meccanismi psicologici, che possono compromettere anche le tecnologie più avanzate.

Il bias più rischioso è ritenere di non essere un bersaglio per i cybercriminali. Infatti, ogni utente è un asset prezioso per vari motivi: può essere un ponte verso reti più influenti, una vittima attraverso cui i criminali possono commettere frodi, o una fonte di credenziali per attacchi più sofisticati.

Inoltre, i dati ISTAT indicano che molte morti stradali derivano da comportamenti evitabili, nonostante le campagne di sensibilizzazione. Questo suggerisce che se le persone ignorano le regole di sicurezza fisica, potrebbero farlo anche per quelle digitali.

I bias cognitivi nella cybersecurity comprendono l’illusione di invulnerabilità, il controllo illusorio e la delega tecnologica. Tuttavia, il futuro della sicurezza richiede un approccio interdisciplinare, integrando tecnologia, psicologia e comportamento umano. È fondamentale progettare sistemi che lavorino con i bias e formare le persone alla sicurezza, applicando tecniche come “nudge” per favorire comportamenti sicuri.

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