Un’associazione per «portare avanti le istanze della sanità privata», in un momento in cui è apparso chiaro quanto questa «abbia dato il suo contributo nella lotta alla pandemia» e nello «smaltimento delle liste d’attesa» e che «non può essere trattata da Cenerentola» ora che sono previsti ingenti investimenti proprio nel settore sanitario. Michele Vietti, presidente di Acop (Associazione Coordinamento Ospedalità Privata), spiega a Sanità Informazione cosa si prefigge questa organizzazione presentata oggi a Roma e che riunisce più di 150 aziende, per oltre 15mila posti letto e 25mila dipendenti.

«Acop vuole avviare nuova fase di interlocuzione con il governo»

Acop vuole «rappresentare i diritti e gli interessi delle strutture sanitarie private, nella consapevolezza che fanno parte a pieno titolo del Servizio sanitario nazionale. Le nostre strutture – ha spiegato Vietti – hanno contribuito a fronteggiare l’epidemia, sono venute incontro ai bisogni dei cittadini e hanno risposto alle richieste pressanti del servizio sanitario» ma oggi vogliono «avviare una nuova fase di interlocuzione con il governo». Perché, se «giustamente le risorse per la sanità aumentano, non può essere trattata come Cenerentola soltanto la sanità privata, a cui si chiede ma non si dà nulla».

«Disponibili a mettere a disposizione le nostre strutture per nuovi reparti Covid»

Andando nel concreto, Vietti spiega che «nei primi incontri che abbiamo già avuto con il Ministero della Salute abbiamo detto che ben volentieri siamo disponibili a mettere le nostre strutture al servizio dello smaltimento delle liste d’attesa, che siamo pronti a rimettere a disposizione posti letto per reparti Covid e che vogliamo adeguare il contratto dei nostri dipendenti a quello del pubblico». Tutto questo, però, «comporta l’esigenza di avere le adeguate coperture finanziarie».

«Le nostre strutture sanitarie devono perseguire un equilibrio di bilancio»

E se l’ospedalità privata è stata importante nel contrastare i momenti più difficili della pandemia da Covid-19, non ci si deve dimenticare che «queste strutture sanitarie sono imprese e, in quanto tali, sono tenute a perseguire un equilibrio di bilancio. Per questo motivo, quando il nostro cliente è il servizio sanitario italiano, è necessario che di questo equilibrio di bilancio il servizio sanitario ne tenga conto».

 

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