Negli ultimi anni, il tema dell’autolesionismo tra i giovani è emerso con crescente allarme. Non si tratta più di casi isolati, ma di un fenomeno che coinvolge una fetta significativa di adolescenti e che spesso convive con altre forme di disagio psicologico, come depressione, ansia o ideazione suicidaria. In Italia, dati dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù mostrano che gli accessi in pronto soccorso per ideazione suicidaria o tentativi di suicidio sono cresciuti in modo drammatico. Secondo le parole di psichiatri dell’infanzia, i comportamenti autolesivi nei ragazzi sono aumentati di circa il 27% rispetto al periodo pre-Covid.
Studi su campioni di adolescenti indicano che un numero importante di loro ha avuto comportamenti di self-harm: una ricerca su ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 19 anni in Campania ha rilevato che circa il 15% ha dichiarato di essersi autoinflitto ferite almeno una volta. Altre stime, in un campione clinico di 234 adolescenti, hanno rilevato un tasso di autolesionismo pari al 42%, collegato spesso a fattori come stress, traumi o sintomi psichiatrici. Questi numeri sono ancora più preoccupanti se rapportati al fatto che il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani.
Un contesto territoriale come la Penisola Sorrentina non è immune a queste dinamiche. Anche qui, in una zona nota per la sua bellezza paesaggistica e il forte richiamo turistico, emergono segnali di disagio giovanile che meritano attenzione. Le attività di controllo nelle spiagge della costiera sorrentina hanno evidenziato, tra i giovani, anche fenomeni di devianza, uso di sostanze e situazioni sociali complesse. Una parte importante del malessere giovanile è connessa all’uso malsano dei social media. Numerose ricerche evidenziano che molti adolescenti sono esposti a contenuti di autolesionismo o suicidio sulle piattaforme social, anche senza cercarli.
Gli algoritmi di alcune piattaforme risultano particolarmente problematici: secondo un rapporto recente, Instagram e TikTok possono suggerire sistematicamente video su suicidio o autolesionismo a profili giovani, contribuendo a creare una “camera eco” in cui il contenuto autolesivo si diffonde e normalizza. In Italia, uno studio ha mostrato che gli adolescenti con un uso problematico dei social tendono ad avere maggiori difficoltà socio-emotive e un rischio più alto di dipendenza emotiva da rete.
Per contrastare l’autolesionismo nei giovani, sono state proposte alcune strategie concrete, come promuovere l’educazione digitale nelle scuole, rafforzare le politiche di moderazione delle piattaforme, potenziare il supporto psicologico per i giovani, coinvolgere famiglie e genitori, incentivare campagne di prevenzione diffuse e continuare a raccogliere dati aggiornati sul fenomeno. In sostanza, l’autolesionismo nei giovani è una questione grave e multifattoriale, in cui il malessere individuale si intreccia con dinamiche sociali globali come l’uso dei social media. Per contrastarlo servono azioni su più livelli – educativo, sanitario, politico e familiare – perché solo così si può offrire una risposta efficace e umana.