Centinaia di video dal 2012 ad oggi, Austin Wolf ha lavorato per alcuni tra gli studi più importanti, da Randy Blue e Falcon Studios, alla MEN e Raging Stallion. Il 43enne è tra gli attori per adulti più famosi e chiacchierati, con 1 milione di follower su Twitter, 800.000 su Instagram e decine di candidature a premi del settore come VN Awards, Grabby Awards e XBIZ Awards, ma questa volta ha fatto parlare di sé per un motivo che nulla ha a che fare con riconoscimenti o meriti.

Justin Heath Smith (questo è il suo vero nome) è stato arrestato e accusato di possesso e distribuzione di materiale pe*******grafico. Un agente dell’FBI ha affermato che Smith ha inviato e ricevuto centinaia di video contenenti abusi su persone non maggiorenni. Pare che l’uomo ricevesse e inviasse questo materiale attraverso l’app di messaggistica Telegram. I video sono da pelle d’oca e in alcuni di questi c’erano anche bambini molto, molto piccoli. Adesso Austin Wolf rischia 20 anni di carcere per possesso, distribuzione e ricezione di quel materiale. Per il momento l’attore ha preferito non commentare e non ha rilasciato nessuna dichiarazione pubblica.

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Austin Wolf, parla un responsabile dell’FBI.

“Smith gestiva un canale Telegram collegato a uno dei suoi siti web con oltre 12.000 iscritti. Da marzo ci sono state indagini molto dettagliate. Un agente dell’FBI sotto copertura ha iniziato a inviare messaggi all’account di Smith per avere più informazioni e prove possibili. Telegram è noto per essere un ambiente in cui sono circolati molti contenuti illegali negli anni.

Degli agenti hanno fatto irruzione nell’appartamento di Smith a Manhattan e ha trovato una scheda SD con materiale pe*******rafico. Voglio essere chiaro: coloro che distribuiscono questo tipo di immagini si approfittano dei più vulnerabili della nostra società. Ogni immagine è una scena del crimine, che lascia cicatrici indelebili su vittime innocenti. L’FBI è implacabile nella ricerca di questi autori. Li rintracceremo, li arresteremo e ci assicureremo che affrontino la giustizia per il danno che hanno causato”.



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