ROMA – Il red carpet dell’atletica vira sul rosa anticato della pista: sfilano i grandi, vestiti per la festa, che è la loro e quando è la loro vuol dire che sarà il pubblico a divertirsi. Giovedì all’Olimpico c’è il Golden Gala (diretta su Rai Due dalle 18.40 alle 20.25): la galleria di bellezze avrà toni più intimi. Di solito parliamo del potenziale attrattivo dell’atletica in Italia e finiamo per confrontarlo con quanto accade a Londra, a Parigi, a Bruxelles, a Zurigo o nei palazzetti tedeschi durante la stagione indoor: perché loro fanno i pienoni e a noi tocca contentarci di 30 mila spettatori a Roma? Vero. Ma il Golden Gala di questo disgraziato anno ci farà riflettere una volta di più, ci farà capire quanto importante è anche un solo spettatore, lì a tifare per il suo beniamino e tifando per il suo beniamino esalta l’atletica tutta. “Vi faremo divertire” dicono le star di domani, che sono le star dell’atletica di oggi, moderna, flessibile, propositiva come la vuole il suo capo, il presidente della World Athletics Lord Sebastian Coe, uno che sa cosa significa correre ad alto livello, sa cosa comporta il caricarsi di emozioni e insieme di responsabilità senza darlo a vedere.

A Roma ci sarà Karsten Warholm, il norvegese, il ragazzo che non corre ma balza, il 24enne che sta riscrivendo la storia dei 400 ostacoli collezionando, in sequenza, risultati inimmaginabili prima di lui: sempre intorno ai 47”. Roba che sino a cinque o sei anni fa sembrava già abbastanza esaltante vedere una sola volta in carriera il cronometro fermarsi intorno ai 47”50. Warholm è un meccanismo di raffinata concezione che in questa stagione, che sembra la sua stagione perfetta e forse non lo è perché il ragazzo sta dando l’impressione di potersi ancora migliorare, per quantità di prestazioni e qualità nel rendimento, che sia picco o sia valutazione media, ha già corso sotto i 47”: il suo 46”87 del 23 agosto a Stoccolma, con un errore sull’ultimo ostacolo sapeva di record del mondo e tale sarebbe stato senza quell’imprecisione nel finale che gli ha sicuramente tolto almeno due decimi, sta continuando a sbalordire (andate ad ammirarlo su youtube). Il primato del mondo dei 400 ostacoli appartiene ancora al mitico americano Kevin Young, che ai Giochi di Barcellona nel ’92 corse in 46”78. E da quel momento nessuno ha mai “osato” scendere sotto i 47” per 26 anni, sino all’arrivo di Samba, Warholm e Benjamin. Soprattutto Warholm, che chiede sempre di poter correre nella corsia più esterna, l’ ottava o la nona nel caso potenziale dell’Olimpico, ormai è addosso a Young. Subito dietro di lui l’americano Benjamin (che sfida spaziale si annuncia a Tokyo!).

Altro campione assoluto e guida del movimento è Armand Duplantis, che a febbraio ha migliorato due volte il primato del mondo dell’asta, portandolo a 6,18 fra Torun e Glasgow (il primato dell’asta prevede l’accorpamento di prestazioni outdoor e indoor). Non ci sarà Kendricks. Tra le ragazze, c’è una veterinaria scozzese che non è bellissima quando corre, ma resta di una straordinaria efficacia: Laura Muir. Sarà di scena negli 800. Nella velocità donne, spicca la giamaicana Thompson-Herah, che è tornata a correre forte dopo alcuni infortuni (quest’anno 10”88). Nei 100 con l’azzurra Bongiorni e con l’elvetica Del Ponte tra le altre. I Fab Four dell’atletica azzurra sono Filippo Tortu, Marcell Jacobs, Leonardo Fabbri e Yeman Crippa. Filippo ha appena stabilito la miglior prestazione europea stagionale a Bellinzona (10”07) e sembra aver trovato la quadra proprio nel momento cruciale di un anno come questo, privo di grandi appuntamenti. Forse appena un po’ stanco Jacobs, che ha gareggiato tanto e benissimo (10”10 nel 2020), senza contare la sua bella stagione indoor. Accanto, “Ebony & Ivory” avranno il sudafricano Simbine, che a Bellinzona ha sopravanzato Tortu di cinque centesimi (uno da 9”91 in stagione!), il giamaicano Forte, il tedesco Almas e l’ivoriano Cissé. Più l’eterno americano Rodgers, capace di tornare a correre in 10”15 nei giorni scorsi (a 35 anni suonati!).

Fabbri nel peso non avrà il “peso” psicologico di Crouser ed ha il miglior lancio di stagione fra i concorrenti (21,99). Fabbri è ancora in rampa di lancio, nel vero senso della parola, ma deve scrollarsi di dosso la sindrome dell’anatroccolo meno potente, che non lo fa rendere con i grandi intorno. Fresco del nuovo primato italiano nei 5000, Yeman Crippa sarà al via dei 3000 come gli altri azzurri Abdikadar, Razine, Riva, Zoghlami e Arese (nessun legame di sangue con l’ex campione del mezzofondo e ex presidente federale Franco). E la spinta di Jakob Ingebrigtsen potrebbe regalare una gara di livello. Nei 100 hs continuerà la caccia di Luminosa Bogliolo al primato italiano (a Bellinzona ha ancora girato intorno al perimetro come una pantera ma si è ancora una volta fermata a 12”82: ma prima o poi la maledizione finirà. Traino ucraino per l’alto femminile con Levchenko e Mahuchikh e guida bielorussa per quello maschile, con Nedasekau capofila mondiale con 2,33 (Tamberi, che è in gara con Sottile dopo aver ricaricato le batterie in solitaria sull’Appennino, ha saltato 2,30). In tutto 29 azzurri in gara. Ma, inutile dirlo, aspettiamo quei 100 con Filippo, Marcel, la pista dell’Olimpico e magari (visto che non si correrà troppo tardi) anche un pizzico di ponentino alle spalle…

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