Il rischio ora è che AstraZeneca non lo voglia nessuno. La nuova valutazione dell’Ema, che ha stabilito l’inoculazione del vaccino anglo-svedese solo a partire dai 60 anni in su, rischia di creare gravi problemi nelle campagne vaccinali. Soprattutto al Sud e in Puglia, dove già prima della nuova giravolta dell’agenzia del farmaco europeo, AstraZeneca era vista come un vaccino di serie B, possibilmente da evitare.

A centrare il tema che si porrà nei prossimi giorni è stato il governatore Michele Emiliano: “Da noi circa una dose su due di AstraZeneca viene rifiutata. Con questo modo confuso di comunicare dell’Ema, andrà sempre peggio” ha dichiarato nell’ultimo incontro fra presidenti di Regione, governo e commissario straordinario all’emergenza Coronavirus.

Il rifiuto del vaccino di Oxford era già molto forte in Puglia, soprattutto nella fascia di popolazione più giovane. È quanto conferma l’assessore regionale alla Sanità, Pierluigi Lopalco: “Non abbiamo dati precisi, ma domenica scorsa nell’ultima giornata di vaccinazione dei caregiver, dunque una fascia di popolazione mediamente giovane, abbiamo avuto ambulatori in cui si sono raggiunte punte del 40 per cento di rifiuti”. Ora dunque il rischio è che quella percentuale possa salire verso l’alto. “È ovvio che quando noi oggi andremo a proporre questo vaccino – spiega ancora Lopalco – bisognerà metterci il doppio del tempo per spiegare quello che è successo e che non ci sono problemi di sicurezza. Quindi servirà un impegno eccezionale da parte dei medici che ci metteranno di più per vaccinare”.

Il punto è che anche in Regione si teme ormai il peggio: “Nel momento in cui dovessero esserci difficoltà a fare accettare questo vaccino ci troveremmo una coorte di nascita importantissima nella campagna vaccinale, come quella degli ultra 70enni, con coperture basse. Il governo si è impegnato a fare una campagna comunicativa. Però io ho paura che la frittata sia stata fatta. La gente ora deve capire che in una situazione del genere con una scarsa disponibilità di vaccino non si può fare la scelta del vaccino come se fossimo al supermercato. È molto più importante essere protetti subito e superare la diffidenza nei confronti di qualsiasi vaccino piuttosto che voler avere un altro siero che ipoteticamente si pensa sia più sicuro e nel frattempo esporsi al rischio certo di contrarre un virus”. Un problema che rischia di diventare più grave dal 10 maggio in poi, cioè da quando si cominceranno a fare le seconde dosi a insegnanti e forze dell’ordine che a febbraio scorso aveva ricevuto la prima puntura di AstraZeneca.

Quanto all’approvigionamento di dosi, la nuova decisione Ema non dovrebbe cambiare i piani, almeno al momento: “L’effetto pratico sul piano vaccinale è molto limitato perché noi in questo momento dobbiamo vaccinare prioritariamente persone dai 70 anni in su. Nei giorni scorsi AstraZeneca aveva già annunciato un taglio fino al 50 per cento delle forniture nelle prossime settimane. Per questo avevamo bisogno di accantonare qualche dose per far fronte alla vaccinazione dei 400mila ultra 70enni. Ora fra le scorte e le consegne delle prossime due settimane contiamo di avere sulla carta le coperture”. Tuttavia il problema dell’approvigionamento si porrà in realtà a partire da giugno, quando cioè si dovrà passare a vaccinare la fascia di popolazione dai 60 anni in giù. 

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