“Araba di m… torna al tuo Paese”. Poi le botte: uno schiaffo che le fa perdere l’equilibrio e altri colpi inferti quando la vittima è già in terra. I traumi sono stati accertati dai medici del Pertini e l’aggressione è stata descritta con precisione in una denuncia ai carabinieri. Stavolta nella periferia Est di Roma, che ospita uno degli istituti più virtuosi e multiculturali della città, si è consumata una storia di bullissimo e pregiudizio. La vergogna, la paura, Amal (il nome è di fantasia, ndr), un’adolescente 13enne del Collatino, che veniva presa di mira da alcuni compagni di scuola per via delle sue origini già dall’inizio del precedente anno scolastico, se le è tenute dentro per mesi.

C’è stata una tregua per via del Covid. Dal 14 settembre l’incubo è ripreso. Fino a che, dagli insulti ripetuti quotidianamente lungo i corridoi di una scuola media della zona, i suoi aggressori non sono passati alle vie di fatto. È il 16 settembre, Amal cammina a piedi nel quartiere, sta andando alla festa di compleanno di un’amica, in un locale. Sfila davanti al parco. La ragazza che era diventata il suo incubo a scuola la vede e la inizia ad insultare, insieme ad altri due ragazzi:  “Araba di m… torna al tuo Paese”. Poi le assesta un schiaffo, Amal cade e lei la colpisce ancora al viso, mentre un componente della comitiva della “bulla” riprende la scena col cellulare.

Amal si rialza dolorante, raggiunge il locale e consegna il regalo alla festeggiata. Ma il viso è livido e l’animo è ferito. I genitori quando la vanno a prendere la trovano in lacrime, con i vestiti strappati. Le chiedono cosa sia accaduto. Amal muore dalla vergogna, prova a glissare. Poi vede la ragazza che l’ha aggredita e la indica ai genitori. Loro chiedono spiegazioni alla madre di lei, ma la donna replica in una maniera che spiega tutto: “Guarda che lo faccio anche a te”. Poi prende un bicchiere e lo scaglia contro la madre di Amal, senza colpirla.

Scatta al chiamata al numero unico di emergenza, poi le cure al pronto soccorso. Successivamente la denuncia, sulla quale è dettagliata una bruta storia, una macchia sul nome del quartiere alla periferia di Roma. Che al di là dei singoli episodi esecrabili, da anni è simbolo di un’integrazione riuscita.

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