A venti giorni dall’inaugurazione, la prima casa di comunità di Milano, delle 24 previste in città, (65 nell’area metropolitana e 218 in tutta la regione), è in fase di rodaggio. Localizzata in Rugabella 4, la struttura, che sviluppa la sua attività su 4 piani, segna l’avvio della riforma sanitaria messa in atto da Regione Lombardia con i fondi del PNRR. L’obiettivo è quello di ridurre la centralità degli ospedali e riportare la sanità sul territorio, garantendo visite, prestazioni e servizi in ogni zona della città attraverso piccole strutture che mettano insieme più professionisti e specialità. «Intercettare i bisogni dei cittadini trasformandoli in presa in carico è la mission di questo modello di realtà sociosanitaria territoriale di ultima generazione» spiega Barbara Mangiacavalli, direttore dell’ASST Nord Milano, mentre ci apre le porte della struttura ancora in fase di allestimento nei piani alti.

Un punto unico d’accesso per intercettare i bisogni dell’utenza

Tra le novità il PUA punto unico di accesso. Ad accogliere i cittadini, ci sono infermieri specializzati e personale sanitario qualificato in grado di intercettare il bisogno dell’utenza e di indirizzarla verso il servizio più consono. «In questo territorio che copre un bacino di 50 mila abitanti – racconta il personale addetto all’accoglienza- oggi a richiedere servizi sono per lo più over 65 con patologie croniche». Anche le donne in gravidanza, neomamme o famiglie con soggetti fragili e giovani con problemi legati all’età evolutiva qui trovano ascolto e risposte. «La peculiarità è dare un servizio articolato e integrato tra medici di medicina generale e specialisti secondo le indicazioni ministeriali e regionali– puntualizza il direttore -. Visite specialistiche, percorsi protetti, fino all’assistenza per partecipare ad alcuni bandi regionali per avere accesso alle misure di tutela previste, sono all’ordine del giorno».

50 professionisti disponibili 7 giorni su 7

Nella Casa di comunità di via Rugabella aperta 7 giorni su 7, al primo piano lavoreranno 5 medici di medicina generale, 8 infermieri, 2 operatori sociosanitari oltre a medici di comunità e pediatri di libera scelta. «Sono le figure chiave dell’assistenza sociosanitaria – puntualizza il direttore mentre mostra lo scheletro di quello che, con porte e vetrate, diventerà il loro quartier generale -. Qui si sta allestendo la sala riunioni per le valutazioni multidisciplinari in modo da concertare gli interventi sociosanitari e di prossimità tali per cui non debba essere il cittadino, ma la struttura, a costruire il percorso di cura».

Sinergia tra medici di medicina generale e specialisti

Il secondo piano è riservato alla medicina specialistica con 20 ambulatori, 15 specialità garantite e a rotazione 30 professionisti. «Le indicazioni per le attivazioni delle case di comunità sono di prevedere dei nuclei di attività specialistica: oncologico, endocrinologico, riabilitativo fisiatrico, internistico, forti della logica di creare un collegamento virtuoso tra gli specialisti e i medici di medicina generale». Un obiettivo che ha anche l’ambizione e la volontà di abbattere i tempi lunghi delle liste di attesa. «Non sarà facile- lascia intendere Barbara Mangiacavalli – ma almeno per i pazienti cronici l’iter dovrebbe essere più snello e veloce. Purtroppo, invece per altre realtà, come l’oculistica le liste d’attesa sono lunghe ovunque e non riusciremo a fare molto nel breve periodo per migliorare la situazione».

Tra i servizi innovativi lo Sportello Psicosociale per bambini e adolescenti

Si sale ancora di un piano per trovare i servizi innovativi dedicati ai minori e agli adolescenti. «Al terzo piano gli spazi saranno dedicati ad alcuni progetti che avranno come destinatari i neonati, i bambini e i giovani – aggiunge Barbara Mangiacavalli – tra le novità lo sportello psicosociale per minori e giovani che si occuperà dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), del comportamento alimentare (anoressia e bulimia) ma anche di bullismo e cyberbullismo». Completano il quadro il servizio odontoiatrico e oculistico e l’hub vaccinale trasferito in via Rugabella da via Statuto.

Infermieri: si punta ad un incremento. MMG: la carenza c’è ma in periferia

Una macchina che sarà a regime tra circa un mese dovrà fare i conti ancora una volta con la carenza di personale che, nonostante la riforma lombarda e le tante novità pensate per migliorare l’assistenza sociosanitaria dei cittadini, resta uno dei nodi da sciogliere. «Riusciamo ad avere il numero minimo di personale che serve per attivare la casa di comunità – ammette il direttore dell’ASST Nord Milano -. Per gli infermieri, che sono dipendenti dell’ASST, secondo il decreto rilancio, su indicazioni di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari), Stato Regioni e Ministero, si va verso un incremento del numero. Se passa il provvedimento, sarà da costruire il percorso di reclutamento, che per ora non c’è; per quanto riguarda i medici di medicina generale, invece, questa è una zona privilegiata, siamo in centro a MIlano, un’area metropolitana dove il problema non è molto avvertito. La carenza dei MMG invece è percepita in misura maggiore in periferia»

 



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