il 24 luglio 1957 il professor Marcello Conversi, che insegnava fisica all’università di Pisa, scrisse una lettera a tutti i colleghi per dare il lieto annuncio: “Mi è gradito informarti che recentemente è stata portata a termine la costruzione della Calcolatrice Elettronica Ridotta, secondo il progetto dettagliato elaborato lo scorso anno dai ricercatori di questo centro. Come ebbi a precisare nella mia lettera del 31 luglio 1956, questa Macchina Ridotta verrà utilizzata pressoché integralmente nella Calcolatrice elettronica completa (Macchina Definitiva) di cui costituirà una parte cospicua (circa la metà)”.

Ancora: “Non appena ne sarà completato il collaudo, attualmente in corso, la Macchina Ridotta potrà probabilmente essere utilizzata anche per risolvere problemi di calcolo di non eccessiva complessità. In conformità con le linee programmatiche stabilite a suo tempo, essa sarà peraltro fondamentalmente impegnata per tutta la sperimentazione che dovrà precedere la completa definizione del progetto relativo alla Macchina Definitiva. Sono a tua disposizione per ogni ulteriore chiarimento e sarò ben lieto se vorrai onorarci di una tua visita per prendere visione dell’apparecchiatura completata in questi giorni”. 

Si trattava di una notizia attesissima. La Calcolatrice Elettronica Pisana era destinata a diventare il padre (o la madre) di tutti i successivi computer italiani. Il progetto era partito nel 1954, quando le Province di Pisa, Livorno e Lucca avevano stanziato 150 milioni di lire per costruire “un apparecchio elettronico” che desse prestigio all’ateneo di Pisa. L’idea iniziale era un elettrosincrotrone, ma quando Frascati si aggiudicò la commessa, a Pisa decisero di seguire il consiglio di Enrico Fermi puntando su una calcolatrice elettronica. Il progetto fu reso possibile perché la Olivetti decise di sostenerlo anche tramite l’apertura di un Laboratorio di ricerche elettroniche a Barbaricina. Il progetto partì nel 1955 ed era diviso in due parti: nella prima andava realizzato l nucleo centrale della macchina; nella seconda, la Cep sarebbe stata completata. In realtà i ricercatori poi decisero di realizzare subito un prototipo più piccolo, la Macchina Ridotta, appunto, che quindi va considerato il primo calcolatore elettronico digitale costruito in Italia (gli altri due, a Milano e Roma, erano stati acquistati nel Regno Unito e negli Stati Uniti). Per questa ragione il 1957 molti lo considerano “l’anno zero dell’informatica in Italia”. 

Di quel giorno parla lo storico della tecnologia Maurizio Gazzarri nel bel romanzo I ragazzi che costruirono il futuro, nel quale quindi “romanza” il 24 luglio, ma rende bene l’idea di cosa accadde. 

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