I contagi esplodono a Napoli e i sistemi informativi delle Asl cittadine, che dovrebbero notificare i provvedimenti di inizio e fine isolamento, vanno in tilt. È una situazione tanto surreale quanto prevedibile quella che si sta verificando nel capoluogo campano da alcune settimane, generando di fatto circa 80mila contagiati “fantasma”, in un limbo che impone l’isolamento ma non ne rende perseguibile la violazione.

A segnalare il caso sono state le rappresentanze della medicina territoriale partenopea, tra cui Luigi Sparano, segretario FIMMG Napoli, che Sanità Informazione ha intervistato.

Il caso dei positivi “fantasma”

«Nei giorni scorsi abbiamo voluto segnalare un dato: un gran numero di positivi non riesce ad essere raggiunto dai relativi provvedimenti di inizio e fine isolamento che devono essere emanati dal dipartimento competente delle Asl, nonostante la loro presenza in piattaforma. È chiaro – sottolinea Sparano – che la maggior parte di loro osserva comunque l’isolamento sia per coscienza civica sia perché affetta di sintomi da raffreddamento o para-influenzali. Ma di fatto potrebbero violare l’isolamento senza essere “bloccati”».

Un pasticcio burocratico e organizzativo

«Stiamo comunque parlando di soggetti che presentano una sintomatologia lieve o addirittura assente (asintomatici). Ma i numeri stanno oggettivamente surclassando la capacità dei sistemi informatici del Dipartimento delle Asl di tenere adeguatamente il passo. E questo – osserva il segretario FIMMG Napoli – incide soprattutto a livello burocratico nella fattispecie per chi, non avendo mai ricevuto un provvedimento di inizio e fine isolamento ma sapendo di aver contratto il Covid, deve raccapezzarsi su quando effettuare il booster o sulla scadenza del Green Pass. Finisce che l’onere ricade su noi medici di famiglia, allorquando emettendo un certificato di guarigione, definiamo ufficialmente le tempistiche del tutto».

Una riflessione è necessaria alla luce del fatto che, con la fine dell’obbligo di quarantena per chi, vaccinato con tre dosi o due da meno di 120 giorni, sia contatto stretto di un positivo, si stia andando verso una sorta di “presunzione di negatività” dei vaccinati, e di distinzione tra positivi e malati. All’atto pratico si tratta di un provvedimento che consentirà comunque a un vasto numero di positivi inconsapevoli di non avere alcuna restrizione. Sarebbe opportuno, piuttosto che perseguire l’obiettivo di avere sistemi informativi più performanti e una maggiore capacità di tracciamento, ripensare l’approccio in termini di maggiori libertà per i positivi asintomatici o paucisintomatici?.

L’urgenza di rimodulare le misure per la popolazione vaccinata

«Sicuramente oggi siamo di fronte a una sproporzione tra l’enorme numero di contagi e la scarsità dei sintomi – afferma Sparano -. Complice la vaccinazione oggi l’infezione ha manifestazioni cliniche di poca rilevanza, mentre molto diversa è la situazione per i non vaccinati. I contagiati sono moltissimi, i malati sono pochissimi. Non si può più non tenere conto di questo. E’ chiaro che – prosegue – un giro di vite a livello di minori restrizioni per i positivi asintomatici può venire solo dalle istituzioni governative, in seno alle quali ci auguriamo che venga percepita finalmente l’esigenza di ridimensionare o meglio, ricalibrare le misure restrittive alla luce del fatto che i contagiati vaccinati presentano sintomi molto lievi e, ferme restando le restrizioni per non vaccinati, per tutto il resto della popolazione – conclude il medico della FIMMG – e cioè la stragrande maggioranza, si dovrebbe iniziare a tornare alla normalità».

 



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