NONOSTANTE i progressi degli ultimi anni, in Italia le vendite di antibiotici per gli animali da allevamento continuano a essere più alte rispetto alla maggior parte dei Paesi europei. E la consapevolezza della connessione tra abuso nell’allevamento e resistenza agli antibiotici è “ancora piuttosto bassa”. Sono le conclusioni dell’indagine conoscitiva condotta dalla Commissione Ue nel nostro e in altri quattro Paesi dell’Unione Europea e che fa parte del rapporto sulle misure adottate a livello nazionale contro la resistenza agli antibiotici attraverso l’utilizzo oculato sugli animali.

In Italia, si legge nel documento, le vendite di questi farmaci sono crollate del 30% dal 2010 al 2016, ma rimangono “elevate rispetto alla maggior parte degli altri Paesi”. Gli “sconti e gli incentivi finanziari delle case farmaceutiche – si legge – sembrano svolgere un ruolo significativo nel promuovere le vendite di antimicrobici agli allevatori”.
La Commissione riconosce gli sforzi fatti a livello nazionale: il piano d’azione contro la resistenza antimicrobica avviato nel 2017, l’introduzione obbligatoria da quest’anno di un sistema di ricetta elettronica per veterinari, i progetti pilota che hanno portato a una drastica riduzione nell’uso di antibiotici senza compromettere la produttività e la salute degli animali. Tra le buone pratiche, anche il software gratuito della Sivar (Società Italiana Veterinari per Animali da Reddito) per monitorare il consumo effettivo di antibiotici e non solo le vendite.

Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e Ue guardano alla resistenza agli antibiotici come a uno dei fenomeni più preoccupanti per la salute pubblica, con le morti da super-batteri che nel 2050 potrebbero superare quelle da cancro e spese sanitarie pari al 2-3% del Pil mondiale ogni anno. Un Eurobarometro commissionato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) in giugno indica che residui di antibiotici e ormoni nella carne sono tra le preoccupazioni principali degli italiani a tavola. Ma quanto gli allevamenti giochino un ruolo nell’antibiotico-resistenza, secondo i rapporti stilati periodicamente dalle auhority europee, è difficile da stabilire. Diverso il discorso per ospedali e cure mediche: secondo una ricerca finanziata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e pubblicata sulla rivista The Lancet, oltre il 63% delle infezioni da batteri resistenti in Europa sono associate alle cure mediche, con una più alta incidenza dei decessi causati da queste infezioni in Italia, Grecia e Romania.

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