La Lega abbandona il fronte “Sì Tav”. Per la prima volta, sulla questione del tunnel Torino-Lione, i parlamentari piemontesi del Carroccio si allineano alle posizioni degli alleati di governo del Movimento 5 Stelle. Lo fanno sostenendo l’opportunità di fermare gli appalti in attesa dell’analisi costi-benefici e chiedendo la testa del presidente dell’Osservatorio Tav, Paolo Foietta. Una svolta che in Piemonte rischia di mettere in crisi l’alleanza di centrodestra, in vista delle regionali, per la quale il sì all’alta velocità in Valsusa è sempre stato irrinunciabile.

Le parole dei due deputati del Carroccio, Alessandro Benvenuto, presidente della commissione Ambiente, ed Elena Maccanti, capogruppo della Lega in commissione Trasporti, sono prima di tutto una risposta alle dichiarazioni del presidente Sergio Chiamparino che martedì, durante un convegno sui corridoi europei a Bruxelles, aveva invitato Telt ad andare avanti con le gare per i lavori, e in questo senso vanno interpretate come un inizio di campagna elettorale, e anche una copertura politica alla scelta del direttore generale di Telt Mario Virano di sospendere le attività in attesa della decisione del governo.

Proprio Chiamparino stamattina ha commentato duramente il dietrofront leghista, ribadendo quanto dichiarato ieri a Repubblica: “È una conferma – ha detto il presidente del Piemonte – che anche la Lega si dimostra subalterna ai “no” dei 5 Stelle e che non ha assolutamente a cuore gli interessi strategici del Piemonte e del nordovest”.

Le esternazioni dei leghisti stridono con quanto sostenuto dal resto del centrodestra piemontese che della Tav è sempre stato a favore, senza se e senza ma. L’ha ribadito la deputata forzista Daniela Ruffino: “È impensabile che si continui a discutere sull’utilità della linea ad alta velocità Torino-Lione. La Tav va fatta”. E se non bastasse, in mattinata, i parlamentari azzurri avevano chiesto, per provocazione, “l’analisi costi-benefici sullo stipendio del sottosegretario Stefano Buffagni” che, ai microfoni di Radio Capital, aveva dato per certa l’inutilità dell’opera.

Sulla carta, tra sette mesi, Lega e Forza Italia dovrebbero correre come alleati per conquistare il Piemonte, ma questa svolta “No Tav” potrebbe rimettere tutto in gioco. Dal Carroccio si smonta qualsiasi lettura che possa pregiudicare l’alleanza, con Maccanti e Benvenuto che riconducono la loro posizione a “ciò che è scritto nel contratto di governo”, ma il cambio di rotta è palese. Mai in questi mesi le posizioni dei piemontesi si erano spinte così in là. Quando a luglio Confindustria aveva organizzato un incontro “Sì Tav” con i parlamentari, Riccardo Molinari, segretario piemontese della Lega, era stato assente solo per problemi di agenda, ma c’era per il partito la senatrice Marzia Casolati, eletta proprio in Valsusa. Nell’entourage leghista, poi, è convinzione generale che si tratti solo di aspettare un po’, in modo che l’alleato grillino possa metabolizzare il via libera all’opera, seppur con le modifiche largamente condivise anche tra i sostenitori della nuova ferrovia.

Il cambio di strategia però c’è e si legge soprattutto nella richiesta di Maccanti e Benvenuto del cambio ai vertici dell’Osservatorio, da sempre uno dei pallini del M5S. E ha spiazzato gli alleati del centrodestra: “Mi sembra una posizione molto strana – ammette il coordinatore regionale di Fi Gilberto Pichetto – anche perché la posizione della Lega è sempre stata chiara e lineare a favore dell’opera che non si ferma, al massimo si migliora”. Tra i berluscones è più rassicurante derubricare la sortita dei salviniani a “una posizione attendista di chiara mediazione con l’altro azionista del governo” come sostiene Osvaldo Napoli, che non intende “nemmeno mettere tra le ipotesi che la Lega possa volere uno stop”.
La nuova versione della Lega, che ora sceglie di reggere il gioco al Movimento 5 stelle, abbacchiato dopo il via libera al Tap in Puglia e il condono fiscale della manovra, sembra però confermare i timori del presidente del Piemonte Sergio Chiamparino. E cioè che lo stop alla Torino-Lione possa essere merce di scambio per la tenuta del contratto di governo. Sulla vicenda interviene anche il parlamentare del Pd Davide Gariglio: “Le parole di Benvenuto e Maccanti svelano il vero volto della Lega. Dopo mesi di silenzio la Lega si prepara a fermare la costruzione della Tav”.

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