GLI studenti universitari fanno una vita intensa, studiano, magari lavorano per mantenersi e, molto spesso, si impegnano in altre attività, sociali, politiche, musica, sport e, naturalmente, feste. Così, soprattutto sotto esami, il sonno diventa l’ultimo dei problemi. Molti non dormono neppure sette ore, eppure basterebbe aggiungere anche solo una mezz’ora di sonno alla propria routine per percepire degli immediati benefici, migliorando le forze psichiche e fisiche, la concentrazione e l’umore. E, visibilmente, anche i parametri della pressione sanguigna. Lo racconta una ricerca dell’Università della Pennsylvania, apparsa sulle pagine della rivista Sleep Health.

Che un ciclo regolare di sonno abbia un’importanza straordinaria sulle nostre vite è arcinoto. In questo caso, i ricercatori hanno però voluto sperimentare gli effetti di una piccola modifica ai comportamenti personali di un gruppo di studenti. Hanno chiesto loro di dormire un’ora di più e in media sono riusciti a ottenere 43 minuti di sonno aggiuntivi. Sembrano pochi ma sono bastati per far provare ai partecipanti meno sonnolenza durante il giorno e livelli più bassi di pressione sanguigna.

Come racconta Anne-Marie Chang, professoressa di salute bio-comportamentale, che ha guidato lo studio, “un piccolo sforzo per dormire un po’ di più e questo basta per ottenere un effetto percepibile sulla propria salute. I nostri partecipanti, giovani e in forze, hanno visto su di loro dei miglioramenti rilevanti. Dormire di più, soprattutto se non lo si fa abbastanza, può portare a cambiamenti fisiologici”. In effetti, secondo i ricercatori, i giovani in età da università non dormono abbastanza. Se gli esperti raccomandano, a seconda del benessere di ciascuno, di dormire tra le sette e le nove ore, dalla Pennsylvania University ricordano che il 36% dei giovani dorme meno di sette ore e il 14% persino meno di sei. Il poco sonno, magari forzato da periodi di studio particolarmente intensi, può avere effetti controproducenti, peggiorando le abilità cognitive e anche l’umore, aumentando l’ansia.

“Gli studi – continua Chang – dimostrano che la deprivazione di sonno può determinare scarse prestazioni, mancanza di motivazione o di sforzo. Inoltre, è legata ad altri comportamenti rischiosi, come il mangiar male e vivere sedentari”.

L’ansia dello studente

I protagonisti della ricerca sono stati 53 studenti in salute e undergraduate, pressappoco l’equivalente della nostra laurea triennale. Gli studiosi ne hanno misurato peso, altezza, pressione e battito cardiaco e hanno quindi chiesto agli studenti di continuare la loro routine settimanale come se nulla fosse. Con la differenza che i giovani ricevevano con sé un accelerometro da portare al polso, capace di misurare i movimenti e il sonno. Passata la settimana, gli studiosi hanno misurato di nuovo i valori del gruppo e preso nota di quanto raccontavano i loro accelerometri, in termini di media di sonno per notte. “Anche l’umore – spiega Chang – riguardava il nostro gruppo: l’ansia era molto prevalente”.

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Dunque, gli scienziati hanno dato un compito agli studenti per la settimana successiva: cercare di dormire almeno un’ora in più, in media, a notte (dunque escludendo i sonnellini). Tornati a farsi visitare, è risultato che il 77% dei partecipanti aveva aggiunto almeno un quarto d’ora di sonno a notte, mentre il 66% era riuscito ad aggiungere una mezzora.

La metà di loro raccontava di aver provato meno sonnolenza durante il giorno. Ma soprattutto i ricercatori hanno trovato che la pressione sanguigna sistolica era ridotta di ben sette punti. “Eravamo davvero stupiti dei risultati della pressione”, conferma Chang. “Non solo sono statisticamente significativi ma hanno anche un’importanza clinica: sette punti è infatti un bel cambiamento in meglio”.

La priorità del sonno

Dato anche solo questo effetto benefico, per Chang si tratta dunque di cogliere l’occasione e incoraggiare i giovani studenti a dare maggiore priorità al proprio dormire. Poco più di tre quarti dei partecipanti in una sola settimana era riuscito infatti a prendersi cura del proprio sonno e ad allungarlo anche se solo di poche decine di minuti. “Penso che questo possa estendersi ben oltre chi ha partecipato al nostro studio. Altre persone, spero, vedranno quanto dormire può avere un effetto visibile sulla loro salute”. È il caso di provare.

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