Gestire le situazioni rischiose è un gioco di squadra. E l’esperienza maturata in questo senso nello spazio può essere utile nella vita quotidiana così come in contesti dove è importante non fare passi falsi, come quello di una sala operatoria, di un ospedale. Questo il sunto della lezione di Paolo Nespoli, che, forte dell’esperienza accumulata in tre missioni condotte con l’Agenzia Spaziale Europea, ha parlato agli studenti dell’Alta Scuola in Economia e Management dei Sistemi sanitari (ALTEMS) della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Roma. Titolo dell’incontro-lezione: “Oltre l’alta affidabilità: rischio e sicurezza nel settore aerospaziale”.

Le lezione di Nespoli: “L’esperienza nello spazio ci insegna come gestire i rischi”

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“Il futuro è vostro”, ha detto Nespoli rivolgendosi agli studenti. “Sognate cose impossibili. Poi svegliatevi e iniziate a fare: ogni tanto, con dedizione e caparbietà, anche le cose apparentemente impossibili si realizzano. Ma tenete sempre a mente che per raggiungere gli obiettivi e gestire i rischi nella vita e nella vostra professione dovete imparare a giocare in team. Allenatevi per questo nei vostri anni di vita universitaria”.

Americo Cicchetti, direttore dell’ALTEMS, introducendo la lezione, ha spiegato come anche nel contesto organizzativo di un ospedale, fatto di competenze diverse, diventi necessario lavorare in team per affrontare  problemi e rischi. Lavorare insieme, ha ribadito l’astronauta, è fondamentale. “In una squadra ognuno deve avere il proprio ruolo, rispettarlo e dare un contributo fattivo. Quando si analizzano tutte le problematiche e ci si addestra per poterle superare, quando si guarda avanti e si punta in alto possiamo arrivare su Marte e ancora più in là. Lavorare significa spingere il limite delle capacità e delle conoscenze, significa gestire il rischio: occorre allora imparare dagli errori, pensare “fuori dal box” e avere un sistema che ti supporta e ti aiuta ad andare più in là del proprio limite”. Parlando ai ragazzi Nespoli ha voluto condividere ricordi e aneddoti, rievocando anche i momenti di difficoltà. “Una volta fummo costretti a chiamare Houston che ci autorizzò a una passeggiata spaziale per riparare lo Shuttle. Anche qui lavorando insieme abbiamo superato il rischio e tornati a casa sani e salvi”.

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