IL DERMATOLOGO per la psoriasi. Il reumatologo per l’artrite. Il gastroenterologo per la malattia di Crohn. Ma la visione di una medicina di settore, con un solo specialista a occuparsi di una malattia, è una visione datata, specialmente per patologie a base infiammatoria e che colpiscono il sistema immunitario. Perché tra malattie come artrite, psoriasi e patologie intestinali come il Crohn esistono dei collegamenti che è impossibile ignorare. Tanto che sintomi infiammatori articolari, dermatologici e intestinali possono presentarsi in associazione fino a 1 paziente su 4, hanno ricordato gli esperti riuniti a Roma per il corso “Gestione Multidisciplinare delle malattie infiammatorie immunomediate” organizzato dall’Accademia Nazionale di Medicina con il contributo non condizionante di Biogen. Perché se le malattie sono collegate tra loro, anche la loro gestione non può che essere multidisciplinare.

Psoriasi, arriva ‘l’interruttore dell’infiammazione’

La stessa descrizione della malattie immuno-mediate come psoriasi, artrite e Crohn come patologie dermatologiche, reumatologiche e intestinali è limitata, che non tiene conto di tutti gli aspetti delle patologie. Soffrire di psoriasi per esempio aumenta non solo il rischio di avere anche problemi cardiovascolari e di obesità ma anche di artrite. Analogamente, avere malattie intestinali come Crohn, riferiscono i National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases americani può portare a complicazioni infiammatorie anche fuori dall’intestino, negli occhi, nelle articolazioni o sulla pelle. Perché? “Tutte queste malattie sono patologie infiammatorie croniche e immunomediate, dovute a un malfunzionamento del sistema immunitario – racconta Fabrizio Conti reumatologo del Policlinico Umberto I e della Sapienza Universita? di Roma, che ha coordinato il corso – e sono malattie sistemiche, che interessano più organi, per esempi le spondiloartritri possono colpire non solo l’apparato muscoloscheletrico ma avere interessamenti anche a livello dell’intestino, degli occhi, cardiaci e polmonari o della cute”.

 

Le percentuali di tali associazioni tra queste patologie sono variabili, riferisce l’esperto, per esempio fino al 10-20% di chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali può incorrere in complicazioni articolari, e fino a 1 paziente su 4 con psoriasi rischia di soffrire anche di artrite. “Può accadere però che spesso il paziente, seguito dal dermatologo per la malattia della pelle non riferisca i disturbi reumatologici”, va avanti Conti. E allora è proprio agli specialisti che spetta l’approccio a tutto tondo alla gestione delle patologie. Come? “Prima di tutto imparando a conoscere le manifestazioni extradisciplinari delle diverse patologie per aree di competenza, per intercettare le cosiddette red flag, ovvero i campanelli d’allarme di complicazioni e associazioni con altre malattie così da indicare al paziente accertamenti di laboratorio o di imaging o indirizzarlo a consulenze specialistiche e magari – continua Conti – nei casi più gravi o resistenti ai trattamenti, avviare a trattamenti con farmaci biologici capaci di agire su diverse manifestazioni della malattie, proprio perché colpiscono meccanismi infiammatori condivisi”. D’aiuto, conclude lo specialista, possono essere anche strumenti a disposizione dei pazienti – per esempio questionari – e ambulatori congiunti, dove operino più specialisti, sempre più diffusi, come quello dermo-reumatologico e gastro-reumatologico.

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