Pedofilia, 5 anni a monsignor Capella

(Foto Fotogramma)

Cinque anni e 5mila euro di multa a monsignor Carlo Alberto Capella, ex diplomatico vaticano, condannato per divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione di materiale pedopornografico. Lo ha stabilito il Tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Dalla Torre dopo un’ora di camera di consiglio.Nel dettaglio, il Tribunale ha inflitto la condanna “aumentata per la continuazione del reato e bilanciata con le attenuanti generiche del contegno processuale”.

Spero che questa situazione possa essere considerata un incidente di percorso”, ha detto Capella in una dichiarazione spontanea ai giudici del Tribunale vaticano. Vestito in clergymen, ha osservato: “Gli errori fatti sono evidenti, come evidente il periodo di particolare fragilità. Sono dispiaciuto che la mia debolezza abbia addolorato la mia famiglia, la mia diocesi e la Santa Sede. Sono pentito e rammaricato. Spero che questa situazione possa essere considerata un incidente di percorso”.

Per Capella, che prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio ha detto di voler continuare il percorso terapeutico, il pg aveva chiesto 5 anni e 9 mesi e una multa di diecimila euro. Nella sostanza, l’accusa aveva chiesto ai giudici del Tribunale vaticano di infliggere all’ex numero tre della diplomazia vaticana a Washington l’aggravante dell’ingente quantità di materiale pedopornografico.

Di contro, la difesa di Capella, rappresentata dall’avvocato Roberto Borgogno, aveva chiesto che venisse applicata una pena “contenuta nei minimi applicabili”, sostenendo che le contestazioni mosse al presule rientrano in “comportamenti che non sono indice di pericolosità ma di un disagio frutto di una crisi esistenziale maturata alla notizia del trasferimento da Roma a Washington”. Contestata anche l’ingente quantità del materiale (tra le quaranta immagini tra foto, video e fumetti). Secondo l’accusa invece, a Capella doveva essere applicata una condanna con l’aggravante dell’ingente quantità che tenesse conto della “volontarietà” e della “reiterazione nel tempo” dei reati contestati.

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