PER CHI soffre di Parkinson i disturbi possono non riguardare soltanto la sfera motoria – tremori e rigidità, ad esempio – ma anche la il  benessere emotivo può essere compromesso. I rischi sono anche la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo e a volte senso di inadeguatezza nella società. Una ricerca condotta da un gruppo di clinici, ricercatori e attori si è recentemente dedicata al trattamento dei sintomi, verificando i benefici della pratica teatrale nel miglioramento della qualità di vita di pazienti.

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. IL LABORATORIO TEATRALE
Lo studio è stato condotto per 15 mesi su 24 pazienti affetti da Parkinson con gravità moderata: di questi, una metà ha seguito attività in teatro, una sessione giornaliera di tre ore una volta a settimana, mentre l’altra metà era impegnata nella fisioterapia. Ai pazienti coinvolti nel laboratorio teatrale, il gruppo di attori coordinato da Paolo De Vita richiedeva di rappresentare un tema specifico come, ad esempio, rabbia, paura, felicità, tristezza, sorpresa e sensualità, ponendo l’attenzione sull’espressività e movimento corporeo. Lo scopo dell’intero programma era quello di aumentare la fiducia in se stessi, riuscendo inoltre a creare un lavoro di gruppo, ma anche e soprattutto far lavorare sull’interpretazione e la rappresentazione degli stati emotivi.

“Entrambi i gruppi sono stati valutati mediante differenti scale cliniche volte a misurare sintomi motori, capacità cognitive e parametri relativi alla qualità della loro vita (benessere psicologico, stigma, ecc) –  spiega Giovanni Mirabella, docente di Fisiologia all’università La Sapienza, consulente scientifico dell’ospedale neurologico mediterraneo di Pozzilli (Is) e autore dello studio – .Sebbene il tasto dolente sia il fatto che i partecipanti allo studio erano pochi, possiamo dire che il lungo periodo di tempo impiegato per la ricerca (oltre un anno) e il valido gruppo di controllo che abbiamo utilizzato possano consentirci di affermare che la pratica teatrale come terapia complementare alla cura del Parkinson è uno strumento molto valido. Sarebbe interessante estendere questo studio a un più ampio gruppo di persone appartenenti a culture diverse, ovvero ripetere l’esperimento sia in Italia che all’estero, per vedere se il trattamento debba essere in qualche modo modulato in base alle culture differenti o meno”.

. I BENEFICI DEL TEATRO
La ricerca, iniziata nel 2008 dal neurologo Nicola Modugno, anche lui all’ospedale neurologico mediterraneo di Pozzilli, apre le porte a un percorso interessante per il trattamento della malattia. Confrontando i dati dei pazienti prima e dopo l’esperienza teatrale, i ricercatori hanno osservato miglioramenti importanti nelle sfere affettiva e ed emotiva (depressione, apatia, stigma, benessere emotivo), non individuato in quello di controllo. I pazienti impegnati nel teatro hanno sperimentato anche un miglioramento nella qualità del sonno e qualche piccolo progresso nella velocità di lettura e nella capacità di comunicare.

“In generale – continua Mirabella – i risultati che abbiano osservato sono molto incoraggianti: da un punto di vista di pubblicazioni scientifiche, non c’è quasi nessun lavoro che dimostra miglioramenti dei parametri clinici nella sfera affettiva. Attività come tai chi, tango, e Irish dance migliorano la postura, l’equilibrio e la frequenza della cadute ma non hanno effetto sulle emozioni dei pazienti. La musicoterapia, invece, sembra indurre degli effetti benefici sui sintomi legati al piano affettivo, che sono però più blandi e soprattutto transitori (sparivano dopo tre mesi). In modo simile, anche la qualche studio basato sulla psicoterapia, suggerisce miglioramenti nell’umore ma il campione studiato era molto ristretto e mancava un controllo adeguato”.

. ACQUISIRE MAGGIORE AUTOSTIMA
Anche altre forme di arte potrebbero essere utili per dare fiducia e sostegno ai malati di Parkinson. “Non sappiamo se il teatro sia l’unico tipo di arteterapia che possa funzionare però ha senz’altro delle caratteristiche peculiari che altri tipi di arte (come il ballo e le arti marziali), non credo possano avere tutte insieme”. L’attività teatrale, infatti, presuppone molteplici abilità: “Richiede al paziente di avere un buon controllo motorio del proprio corpo, e, allo stesso tempo, la capacità di gestire le emozioni sul palco, in un luogo lontano dal giudizio altri. A mio parere – conclude Mirabella – è proprio quest’ultimo aspetto che permette ai pazienti di riguadagnare la fiducia in loro stessi e aumentare la propria autostima perché, più o meno inconsciamente, sperimentano nella vita di tutti i giorni la loro esperienza sul palco e vedono che funziona. In altre parole ciò che imparano con il laboratorio teatrale lo portano nella vita reale senza accorgersene”.

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