NELLE prime settimane di vita, i neonati prematuri hanno un maggior rischio di sviluppare infezioni, potenzialmente anche fatali. Per questa ragione la maggior parte di questi piccolissimi viene trattata con antibiotici, che spesso sono dei veri e propri salvavita. Tuttavia, come ogni medicinale, non sono privi di effetti collaterali. Oggi, un gruppo della Washington University School of Medicine, negli Stati Uniti, ha mostrato che una terapia prolungata nelle prime settimane di vita d questi bambini potrebbe avere un impatto negativo sul microbioma intestinale, l’insieme dei microorganismi presenti nell’intestino, anche a distanza di anni. I risultati sono pubblicati su Nature Microbiology.

Il rischio di infezioni

In Italia circa un bambino su 10 nasce prima del termine, ovvero prima delle 37 settimane di gestazione, e uno su 100 è “molto prematuro”, cioè viene alla luce prima delle 32 settimane. “In questi neonati il rischio di infezioni anche gravi è maggiore”, spiega Patrizio Fiorini, neonatologo e responsabile della Terapia intensiva neonatale presso l’ospedale pediatrico Meyer, “questo aumento è dovuto all’immaturità delle difese immunitarie e alla maggiore necessità di procedure mediche invasive”, come l’intubazione endotracheale o un accesso prolungato per la terapia endovenosa. Per queste ragioni, prosegue l’esperto, l’uso degli antibiotici si rende spesso necessario e in alcuni casi salva la vita.

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Lo studio

Ma cosa c’è sull’altro piatto della bilancia? Fino ad oggi, infatti, non erano ben noti e documentati se gli effetti dell’antibiotico nei neonati pretermine possano rimanere visibili a lungo nel microbioma intestinale. Per capirlo i ricercatori hanno analizzato campioni di feci alla nascita e dopo circa un anno e mezzo – a 21 mesi, precisamente – di 58 bambini all’interno della loro unità di terapia intensiva neonatale. I due terzi dei piccoli, nati due mesi e mezzo prima del termine (classificabili come molto prematuri), sono stati trattati con un antibiotico subito dopo la nascita. La maggior parte dei neonati ha ricevuto 8 cicli di antibiotico mentre una minoranza soltanto un ciclo.

Gli effetti a lungo termine

L’indagine ha mostrato che i bambini di un anno e mezzo cui era stato somministrato l’antibiotico nelle prime settimane di vita per lunga durata (per 8 cicli) avevano ancora nel microbioma intestinale una quantità maggiore di batteri resistenti ai farmaci rispetto ai bambini trattati solo per un ciclo e quelli che non hanno ricevuto per nulla l’antibiotico. Si tratta spesso di batteri meno buoni, come l’Escherichia coli, naturalmente presente nell’intestino di persone sane e di per sé innocuo, che in certi casi può causare infezioni. I problemi possono nascere quando questo e altri microorganismi resistenti agli antibiotici riescono a migrare dall’intestino e raggiungere il flusso sanguigno, il tratto urinario o altre parti del corpo. L’antibiotico-resistenza può infatti diventare un ostacolo importante al trattamento delle infezioni.

La buona notizia è che in tutti i bambini il microbioma si diversifica e all’età di un anno e mezzo comprende vari tipi di microorganismi, fra cui anche batteri buoni. Tuttavia, per i prematuri che hanno ricevuto una terapia prolungata con antibiotici questo ampliamento della flora intestinale procede a rilento. Il punto è che un trattamento antibiotico così precoce può favorire la permanenza di batteri meno buoni anche per anni, come spiegano gli autori. “L’assetto complessivo del microbioma intestinale risulta impostato quasi del tutto intorno ai 3 anni di età e rimane abbastanza stabile”, sottolinea Gautam Dantas, ricercatore alla Washington University. “Per questo, se microorganismi non salutari trovano un sostegno esterno in una fase molto precoce della vita, possono rimanere per molto tempo. Uno o due cicli di antibiotici nelle prime due settimane di vita potrebbero ancora avere un peso quando l’individuo ha 40 anni”.

Antibiotici, sì ma solo per il periodo necessario

Fermo restando che gli antibiotici possono essere un salvavita, sulla base dei risultati gli autori indicano che la terapia non dovrebbe essere somministrata in maniera automatica a tutti i prematuri. “La ricerca di oggi mostra la presenza di effetti anche a lungo termine sul microbioma, un dato di cui si discute da tempo”, aggiunge Fiorini. “Il risultato conferma la tendenza clinica degli ultimi tempi, per cui si cerca, sempre più spesso rispetto al passato, di limitare la durata della terapia antibiotica allo stretto necessario e di non somministrare mai sistematicamente questi farmaci, valutandone la necessità caso per caso”.

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