Sei anni dopo il delitto, gli investigatori della Mobile di Milano e di Como disegnano un nuovo scenario dell’omicidio di Antonio Deiana, ucciso a coltellate a 36 anni e poi sepolto sotto il pavimento in una palazzina di Cinisello Balsamo. Il corpo era stato trovato a luglio quando la polizia, dopo una soffiata, ha arrestato Luca Sanfilippo, 37 anni, pregiudicato per droga e ritenuto vicino a famiglie mafiose e ‘ndranghetiste, che all’epoca confessò il delitto. Antonio era fratello di Salvatore, scomparso tre anni prima per mano della ‘ndrangheta che lo aveva fatto ammazzare e ne aveva fatto nascondere il corpo in un bosco.

Ora gli investigatori affermano che, invece, l’esecutore materiale del delitto fu Nello Placido, 44 anni, investigatore privato di Monza, esperto di sicurezza, e da ora anche presunto killer di Deiana. Alla base dell’omicidio c’è il furto di un borsone con all’interno ventimila euro.

Milano, ucciso 6 anni fa, trovato sepolto sotto il pavimento

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Placido, con precedenti per droga e reati finanziari, aveva contatti con l’Olanda, la Svizzera e gli Emirati Arabi, vista la sua professione di esperto di sicurezza per aziende; ma aveva affari anche nel mondo della droga. Il movente dell’omicidio di Deiana, oltre a una partita di quattro chili di droga non pagata sarebbe un furto a bordo di un’auto avvenuto nel giugno 2012, in cui l’autore – che Placido era sicuro essere Deiana – aveva rubato un borsone i ventimila euro. Soldi che Placido teneva in auto per saldare un debito di lavoro.

Questo avrebbe dunque spinto l’assassino, appena un mese dopo, a regolare i conti e a farlo nella casa di Sanfilippo, già arrestato nel luglio 2018. Quest’ultimo, dopo il delitto, ha poi vissuto sei anni nello stesso appartamento dove era stato sepolto il cadavere. Ma in modo ancora più sorprendete si è accollato l’omicidio in toto, “per l’omertà derivante dalla mentalità mafiosa del contesto in cui vivono questi criminali”, hanno sottolineato i pm, arrivando, durante l’interrogatorio della confessione, a negare di conoscere Placido.

In galera Sanfilippo aveva confessato a una sua conoscente: “Non l’ho ucciso io. Ero drogato e avevo bevuto, ma non posso essere infame”, ovvero non poteva parlare del vero assassino.

Durante le indagini, condotte dalla Squadra mobile di Como e di Milano, insieme agli agenti del commissariato Greco-Turro, sono state analizzate le celle telefoniche di Sanfilippo e di Placido, e si è visto che agganciavano i loro cellulari proprio a Cinisello Balsamo nel giorno del fatto. Ma, soprattutto, gli accertamenti medico-legali hanno dimostrato che Deiana era stato sgozzato, con un colpo secco alla gola. Colpo che era stato omesso da Sanfilippo nella confessione, nel corso della quale aveva sempre e soltanto parlato di sette coltellate inferte al torace.

L’accusa per i due complici è omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’occultamento di cadavere. Per nascondere il cadavere sarebbe intervenuto anche un terzo complice che nel bruciare i vestiti della vittima si era procurato delle ustioni alle gambe.
 

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