MOENA – Al via, domani alle 8, la 47esima edizione della Marcialonga, la gran fondo di 70 chilomentri in tecnica classica che sarà ripresa per la prima volta da Sky Sport. Gli organizzatori stanno affrontando alla vigilia della partenza una emergenza caldo: la colonnina di mercurio segna più dieci rendendo molto difficile la compattazione della neve in alcune zone del circuito che si snoda a destra e a sinistra del torrente Avisio fra le valli Fiemme e Fassa.

Alla partenza 7500 ‘bisonti’

Alla partenza, a Moena, 7500 ‘bisonti’ provenienti da 32  Paesi del mondo. Per la gara agonistica, che sarà corsa tutta con la tecnica ‘ibrida’ double poling, iscrizioni di prestigio dei campionissimi Dario Cologna, Petter Northug e Sjur Roethe, i quali daranno ulteriore pepe alla contesa che vedrà atleti ed ex atleti di Coppa del Mondo affrontare a viso aperto i professionisti delle lunghe distanze Visma Ski Classics, maggiormente abituati a questo tipo di fatiche e lunghezze.

Tra le donne (partenza ore 7.50) Britta Johansson Norgren avrà un cammino più insidioso del solito, ma la svedese che ha da poco perso la leadership nel circuito è pronta, dall’alto delle sue due vittorie nelle ultime due edizioni.

Lungo il percorso le ‘cicatrici’ della tempesta Vaia

In tre giorni, tra il 27 e il 30 ottobre 2018, un uragano senza precedenti (Vaia), da molti scienziati attribuito ai cambiamenti climatici, distrusse 12 milioni di metri cubi di boschi fra Trentino, Veneto, Friuli e Lombardia. Un milione e 250 mila in Val di Fiemme. E il ‘cimitero’ di abeti rossi sarà una caratteristica costante del paesaggio che si offrirà ai marcialonghisti. Alla partenza, a Moena, i boschi sono quasi tutti a terra, salendo a Canazei il panorama torna a essere boschivo in quanto l’uragano (per qualche mistero meteorologico) risparmiò questa zona (solo 10 mila metri cubi abbattuti).

Ma lungo i dieci chilometri tra Moena a Predazzo, sul versante alla destra del torrente Avisio alto circa 800 metri, non è rimasto in piedi neppure un albero. Stesso scenario di distruzione dopo Predazzo: sempre a destra, i boschi del complesso del monte Cornon- Pizzancae sono stati spazzati via. Da Ziano in giù, questa volta sul lato sinistro verso ovest, colpite le foreste della catena del Lagorai comprese tutte le sue vallate laterali.

Story: tanti ex campioni come Albarello, Confortola, Wyatt, Volpati

Alla vigilia della Marcialonga, sabato mattina si è svolta la tradizionale Story (con sci e equipaggiamento d’epoca) tra Lago di Tesero e Predazzo. L’ex campione olimpico e mondiale Marco Albarello gareggiava con sci degli anni ’20, appartenenti allo zio che partecipò a 10 edizioni della Marcialonga e a quattro Vasaloppet.

La Marcialonga Story era anche “scudettata” vista la presenza di Domenico Volpati, ora residente a Cavalese ma ex mediano dello storico scudetto dell’Hellas Verona nel 1984-85, l’ultimo successo di una provinciale in serie A. Al via anche la fondista bronzo olimpico Antonella Confortola e il marito Jonathan Wyatt, uno degli atleti più titolati di sempre nella corsa in montagna, “bruciato” dalla moglie sulla finish line di Predazzo.

Il legname distrutto, una risorsa per la neve artificiale

Il legname cosiddetto ‘a terra’, abbattuto dalla tempesta Vaia, è diventato, paradossalmente, una fonte energetica per la produzione di una piccola parte dei centomila metri cubi di neve artificiale sparata per imbiancare i 70 mila metri dell’anello della Marcialonga.

Premessa: Bioenergia Fiemme nell’ambito delle politiche di efficientamento energetico dei propri sistemi di produzione ha avviato la realizzazione di un sistema di recupero dell’energia di scarto presente nei propri fumi ottenuti dalla combustione del legno nell’ambito del sistema di teleriscaldamento di Cavalese. In questo modo bio e
Energia Eiemme ha ottenuto da uno scarto termico un nuovo vettore energetico: il vapore.
 
E il vapore a 3,5 bar e 140 gradi di temperatura è stato utilizzato per la prima volta in via sperimentale nella produzione di neve a temperature positive grazie a una macchina generatrice di neve di ultima generazione inventata dalla startup NeveXN di Polo Meccatronica (Rovereto), nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020.

“Non bruciamo legno aggiuntivo per fare neve artificiale – precisa Andrea Ventura di Energia Fiemme – ma recuperiamo calore che verrebbe buttato via e lo indirizziamo verso questo nuovo tipo di produzione di neve”

 
Curiosità: la toma per finanziare i danni, l’innevatore fai da te, gli oli degli abeti abbattuti

Dalla distruzione della tempesta Vaia è nata una economia, se così si può dire, indotta.

La caciotta 1111. Il caseificio sociale Val di Fiemme, ad esempio, ha avviato il progetto ‘Per fare un albero ci vuole il formaggio’, commercializzando la caciotta 1111 (anno di fondazione della Magnifica Comunità, l’antico ente che amministra le foreste fiemmesi) il cui ricavato è stato destinato per finanziare i danni della tempesta Vaia.

Dai tronchi a terra gli oli essenziali. La parte verde delle piante abbattute dall’uragano di due anni fa è stata abbandonata nel bosco in seguito delle attività di taglio e sfrondatura dei tronchi a terra ed è diventata uno scarto. Bioenergia Fiemme – grazie alla start up Magnifica Essenza – ha recuperato questi residui verdi e (attraverso il vapore generato a sua volta dagli scarti termici della centrale) estrae in ‘corrente di vapore’ dei preziosissimi oli essenziali di conifera.

L’innevatore fai da te. Per la prima volta, un’altra piccola parte di neve artificiale sparata per imbiancare l’anello della Marcialonga è stata prodotta da un cannone appena inventato. Prodotto dalla trentina White, si tratta di un carrello di circa un metro cubo pesante 100 chili, ha una canna sparaneve alta tre metri, contiene un compressore, è alimentato coi 3 kw della corrente di casa e con l’acqua erogata dalla pompa del giardino. Può entrare in funzione a temperature tra i -2 e – 3, e produce due metri cubi all’ora. Serve perr innevare piccoli prati, come quelli davanti a casa o davanti agli alberghi.
 

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