BRINDISI – Stop alla pubblicizzazione delle cialde di caffè Zù Totò: la pagina creata dalla figlia di Totò Riina, Maria Concetta, e dal genero Tony Ciavarello è stata oscurata. Sul sito di e-commerce che l’aveva ospitata per qualche giorno, si legge testualmente “questo account risulta bloccato”. La decisione è stata presa dai gestori del sito, dopo la bufera scatenata dalla diffusione della notizia dell’iniziativa imprenditoriale, firmata dai Ciavarello-Riina, e della quale gli investigatori appureranno la veridicità.
 

Lanciare un brand con marchio Riina in realtà non è un reato penalmente perseguibile – spiegano le forze dell’ordine – ma la questione viene tenuta costantemente sotto controllo dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi e anche dalla Dda di Lecce, che ha sempre mantenuto alta l’attenzione sulla costola della famiglia Riina che nel 2012 si trasferì a San Pancrazio Salentino.
 

Proprio dal piccolo centro brindisino, è arrivata la ferma presa di posizione del sindaco Salvatore Ripa: “Si tratta di una provocazione intollerabile, che questa comunità non vuole sopportare”. “Lavoriamo quotidianamente per affermare i concetti di legalità e rispetto delle regole e per instillarli nei giovani – ha proseguito il primo cittadino –  Non possiamo tollerare che tra noi esistano persone che inneggiano a un boss sanguinario”.
 

Tony Ciavarello, proprio a San Pancrazio, sta scontando la detenzione domiciliare per un residuo di pena di sei mesi, relativo a una condanna per una truffa commessa a Termini Imerese nel 2009. Sul suo profilo Facebook, il genero del boss si definisce “martire, perseguitato dalla Procura di Palermo”, che, nella scorsa primavera, ordinò il sequestro dei suoi conti correnti e delle aziende salentine.

Anche

nella nuova vita pugliese – secondo gli inquirenti siciliani – i Riina continuerebbero a riciclare i soldi delle attività illecite della famiglia. Il lancio on line della ditta che avrebbe dovuto commercializzare prodotti alimentari marchiati “Zù Totò” – a detta dei coniugi Ciavarello-Riina – si è reso necessario proprio in virtù del sequestro dei beni e del blocco delle attività che Ciavarello aveva avviato tra Lecce e Brindisi.
 



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