ORLANDO – E’ la carica dei ricercatori italiani premiati al 61esimo Congresso dell’Ash, l’American Society of Hematology, in corso fino al 10 dicembre a Orlando in Florida. Lavorano quasi tutti in Italia e quest’anno il congresso americano di ematologia li ha premiati per le loro intuizioni e il loro lavoro. Fra loro c’è Matteo Marchesini, lavora all’università di Parma nel Dipartimento di Medicina e Chirurgia, è stato scelto in quanto autore del miglior testo di una ricerca (Abstract achievment reward) presentato alla conferenza internazionale. Da anni, insieme al professor Giovanni Roti, si occupa di una classe di proteine spesso alterate nei tumori e nelle leucemie. Finora è stato molto difficile riuscire a contrastarle con dei farmaci. Ma Marchesini e Roti sono riusciti a individuare una possibile terapia per le leucemie linfoblastiche di tipo T. Una patologia molto comune fra i bambini e particolarmente aggressiva negli adulti.

Nel mirino degli studiosi c’è una proteina che se inibita riduce la crescita delle cellule leucemiche. Finora non c’erano farmaci disponibili da testare nell’uomo. Nello studio presentato a Orlando, i ricercatori italiani hanno descritto la prima terapia con un profilo tossicologico compatibile con una possibile futura applicazione nell’uomo. “Il nostro lavoro è durato tre anni e abbiamo fatto uno screening di 191000 molecole – spiega Giovanni Roti, che ha coordinato la ricerca a cui ha partecipato anche l’università di Perugia – da cui abbiamo identificato un candidato e condotto studi in modelli preclinici. Portando avanti questa ricerca e facendo test sull’uomo in pochi anni potremo riuscire ad avere una terapia disponibile”.
 
Il team di Parma non è l’unico a essere stato premiato a Orlando. A ricevere un riconoscimento anche Marilena Ciciarello, dell’Istituto di ematologia Seragnoli – ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Ha vinto volta l’Ash Giuseppe Bigi Memorial Award, premio intitolato all’ematologo scomparso nel 2002. Ciciariello si occupa di leucemia mieloide acuta e del problema delle recidive in questa patologia.

Quest’anno è stata Annamaria Aprile dell’ospedale San Raffaele di Milano a vincere l’Ash Giuseppe Bigi Abstract Achievement Award, mentre Pier Edoardo Rovatti, sempre del San Raffaerle, vince l’Ash-Sie Abstract Achievement Award – co-promosso dall’Ash e dalla Società italiana di ematologia. Nel Laboratorio di immunogenetica, genomica e immunobiologia delle leucemie diretto da Luca Vago, studia le recidive di malattia dopo il trapianto di midollo.

Infine, Chiara Magnani dell’università degli Studi di Milano-Bicocca/Fondazione Mbbm (Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma). Lavora in Svizzera, a Zuriogo, e si occupa di terapia Car-T.

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