ORLANDO – Eliminare le recidive dopo il trapianto di midollo osseo. Una priorità nella lotta alle leucemie. Perché dopo un trapianto per circa un terzo dei pazienti il problema si ripresenta. Accade spesso nei casi di leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue che si sviluppa dalle cellule staminali ematopoietiche contenute nel midollo osseo e dà origine a globuli bianchi anomali.

La distruzione delle cellule staminali malate con la chemioterapia e il successivo trapianto di midollo è una delle terapie più efficaci. Ma anche qui ci sono molte ricadute. “Tutto dipende dalla malattia ma possiamo dire che andiamo dal 10% di recidive fino al 50%. Ma la ricerca sta facendo molto per contrastare questo problema”, spiega Luca Vago ematologo del San Raffaele di Milano. Quest’anno ha aperto una delle sessioni del 61° Congresso ASH di ematologia, in corso a Orlando.
 

E si sta già lavorando in questa direzione. Vago e i suoi colleghi hanno scoperto con la loro ricerca che una parte importante delle recidive è dovuta alla capacità delle cellule leucemiche di trasformarsi e sfuggire così all’attacco del sistema immunitario. “In particolare le cellule tumorali sono in grado -aggiunge Vago – di acquisire mutazioni nel proprio Dna che le rendono simili e quindi invisibili alle cellule del sistema immunitario trapiantato. Grazie a questa scoperta oggi si sa che in questi casi è necessario ricorrere a un secondo trapianto di midollo, da un donatore diverso dal primo”. 
 
In un altro studio, finanziato da Airc e recentemente pubblicato su Nature Medicine, Vago e i suoi collaboratori hanno fatto luce su altri meccanismi, non genetici ma epigentici, che le cellule leucemiche mettono in atto per sfuggire all’attacco del sistema immunitario dopo il trapianto di midollo osseo. Queste modifiche, a differenza delle mutazioni del Dna, non sono irreversibili: con opportune misure è dunque possibile ripristinare l’efficacia della risposta del sistema immunitario e contrastare la recidiva. Una scoperta che può aprire la strada a nuove cure per evitare le tanto temute ricadute.
 
 “Abbiamo scoperto che le cellule leucemiche sono capaci di mettere in atto due differenti strategie epigenetiche: una consiste nel nascondere dalla propria superficie le molecole che servono al sistema immunitario per riconoscerle, l’altra è dotarsi di molecole che spengono il sistema immunitario. Nel primo caso, dunque, si rendono invisibili ai sistemi di difesa dell’organismo, nell’altro ne compromettono la funzionalità”, spiega Vago.
 
Nasce così una nuova strategia per creare “cure su misura” per i pazienti con leucemia mieloide acuta che vanno incontro a ricadute. “Attraverso un’opportuna gestione dei farmaci immunosoppressori che vengono normalmente usati dopo il trapianto di midollo, è possibile indurre uno stato infiammatorio in grado di rendere nuovamente riconoscibili le cellule leucemiche al sistema immunitario”, dice ancora Vago.

Occorreranno altre ricerche prima di giungere all’applicazione clinica, che richiederà, oltre alla verifica dell’efficacia e della sicurezza di questi approcci, l’utilizzo di strumenti diagnostici che consentano di distinguere a quale delle due strategie è imputabile la recidiva. “L’idea è comprendere, caso per caso, quale meccanismo dà origine alla recidiva per offrire a ciascun paziente un trattamento specifico. Un approccio personalizzato che permetterà sicuramente di migliorare gli esiti terapeutici”.
 

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