ROMA – Assente a Parma per squalifica, Simone Inzaghi potrà contare su Sergej Milinkovic-Savic nella sfida scudetto di domenica sera contro l’Inter. Il centrocampista serbo non si nasconde quando si parla di tricolore: “Non ci pensiamo troppo ma ci proviamo, dato che siamo lì vicino. Ma per noi non è un obbligo vincerlo, l’obiettivo resta la zona Champions e daremo tutto per rimanere là”. In caso di scudetto c’è però una promessa: “Se finisse come mi auguro, ci sarà spazio per un nuovo tatuaggio sulla mano”.

“Tutto è iniziato dall’Atalanta”

Intervistato da Sky Sport, Milinkovic ha ripercorso l’entusiasmante cavalcata dei biancocelesti, imbattuti in campionato dalla gara di andata contro l’Inter, era il 25 settembre di un anno fa: da allora 14 vittorie e 4 pareggi. La stagione è svoltata in occasione di Lazio-Atalanta del 19 ottobre: sotto 0-3 all’intervallo, i capitolini strapparono un insperato pareggio per poi non fermarsi più, arrivando oggi ad essere il terzo incomodo nella lotta scudetto tra Juventus e Inter. “Da lì è partito tutto il discorso: non abbiamo parlato troppo perché sapevamo cosa dovevamo fare – ricorda il serbo – , poi il mister ha detto due o tre parole che hanno cambiato tutti noi nella testa. Siamo usciti e abbiamo fatto quello che abbiamo fatto”.
Si torna a parlare del big match di domenica contro l’Inter: “Loro sono una squadra forte, con tanti grandi nomi: giocano bene e hanno vinto un derby che ha dato loro forza. Noi però giochiamo in casa, dobbiamo entrare in campo ‘cattivi’ dal primo minuto e vediamo come finirà. Speriamo non come due anni fa”, riferendosi allo ‘spareggio’ Champions dell’ultima giornata vinto dai 3-2 nerazzurri proprio all’Olimpico.

‘Gioco più indietro”

Il Milinkovic versione 2019/2020 è diverso da quello degli anni precedenti. Il “sergente” spiega la sua metamorfosi: “Il mio modo di giocare è cambiato, ora gioco un po’ più indietro: aiuto a difendere di più ma mi sento bene anche nel nuovo ruolo. Il mister mi ha detto quello che vuole da me, io provo a darglielo e sono contento”. Ma in casa Lazio questo non è stato l’unico cambiamento: “Sicuramente a inizio anno – ammette – non avrei pensato di essere a questo punto, ma siamo cresciuti piano piano, abbiamo cambiato la mentalità. Adesso siamo più famiglia, ci sono tanti ragazzi che sono qua da tanto tempo e i nuovi si sono integrati bene, meglio che negli anni precedenti”.



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