Tornato in Uruguay dopo l’isolamento deciso in seguito alla positività di Rugani in Juve-Inter, Diego Godin ha parlato a ESPN dell’emergenza coronavirus in Italia non risparmiando critiche alle istituzioni, sia calcistiche sia politiche.”Siamo stati esposti fino all’ultimo momento, hanno continuato a tirare la corda per vedere se si poteva continuare a giocare, fino a quando la situazione non è stata insostenibile e il sistema sanitario è crollato” ha detto il 34enne difensore dell’Inter. “Non ci sono abbastanza posti o dottori. Lo sforzo che fanno i medici e le persone nel servizio sanitario è impressionante, tutto ciò che può essere pagato a queste persone non è all’altezza, oggi sono davvero eroi: c’è solo da vedere le immagini di ciò che fanno, è davvero commovente”-

“Rugani positivo e poi lo stop”

Il campionato secondo Godin è stato fermato in ritardo: “Abbiamo continuato a giocare per diverse settimane, abbiamo continuato gli allenamenti e giocato a porte chiuse, fino a quando è stato rilevato il positivo Rugani: a quel punto noi e i giocatori della Juventus siamo stati messi in quarantena ed il campionato si è fermato. Sicuramente in quella partita c’erano altri giocatori che sarebbero già stati infettati, quindi hanno messo direttamente tutti in quarantena”.

“Governo ha deciso tardi”

Quanto al diffondersi del virus in Italia, secondo Godin “all’inizio si pensava che fosse un problema cinese e che non avrebbe raggiunto altri paesi. Hanno preso le misure a poco a poco, piuttosto lentamente: ci hanno avvertito, ma a livello governativo non sono state prese misure drastiche per prevenire ciò che sarebbe potuto accadere”.

“Difficile allenarsi e stare in forma”

Tenersi in forma non è facile: “E’ difficile stare tutti i giorni a casa e ripetere gli stessi esercizi in poco spazio: e bisogna stare attenti al cibo, stando in casa si rischia di mettere su grasso. Non sappiamo se e quando si tornerà a giocare: torneremo ad allenarci, ma è difficile prevedere quando gli stadi potranno contenere ancora 70mila persone. E’ come se fosse una mini-stagione per le squadre: siamo a casa da un mese senza toccare una palla. E’ come se fosse una vacanza e come se fossimo a giugno-luglio. Se torniamo a giocare, dovremo farlo intensamente e ogni due-tre giorni: ma con altri 20-25 giorni non so cosa può succedere”, conclude Godin.
 



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