L’INTERRUZIONE volontaria di gravidanza in Italia è regolamentata dalla legge 194/1978 nata per depenalizzare e disciplinare le modalità di accesso all’aborto. Prima di questa legge chi praticava l’aborto clandestino, speculava moralmente ed economicamente sulla salute delle donne, che si trovavano a prendere una decisione importante e non sempre scevra di sofferenze individuali. Essere tutelate da una legge che definisce le tappe, la consulenza con lo specialista con l’approfondimento dei pro e contro della decisione e l’assistenza sanitaria per l’intervento è stato per tante donne una forma di tutela importante, con la possibilità di uscire dai percorsi di colpevolizzazione ed essere accolta in un momento importante.

Le varie vicissitudini che la legge ha attraversato, con la possibilità di riconoscere l’obiezione di coscienza, e l’aumento progressivo dei medici obiettori negli ospedali, ha reso a volte complicata la realizzazione della legge stessa, costringendo ancora una volta le donne a ricorrere in alcuni casi alla clandestinità, con tutti i rischi e pericoli che questo comporta. I dati più recenti dell’ISTAT sulla Salute riproduttiva della donna, ci parlano di un trend in costante riduzione dal momento dell’approvazione della legge, segno che la prevenzione e la diffusione dell’uso dei contraccettivi hanno avuto i loro effetti. Ad oggi rapportando il numero di donne che potenzialmente possono effettuare un aborto volontario (donne in eta feconda di 15-49 anni) si ottiene il valore relativo di 6,3 casi per mille, molto lontano dai 16 eventi dei primi anni, più di un dimezzamento del ricorso all’IVG. Sempre secondo questi dati, la diminuzione avviene in tutte le età e soprattutto tra le giovani, ma nonostante questo non dobbiamo perdere di vista l’incremento delle azioni di prevenzione in questa fascia di età.

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Come professionisti della salute sessuale dobbiamo costantemente tenere presenti i due livelli di intervento: la prevenzione da una parte, con la diffusione di informazioni scientifiche sulla sessualità e le strategie più efficaci per prendersi cura della propria salute, e l’intervento assicurato dal SSN dall’altra parte che consenta a chi ne ha necessità di interrompere la gravidanza in un contesto protetto che possa accompagnare la donna nella maniera più adeguata alla decisione presa.

I motivi per interrompere la gravidanza possono essere i più disparati e sono tutti legittimi laddove la donna decida per una scelta di questo tipo. I risultati delle ricerche sulla salute mentale delle donne che decidono di ricorrere all’IVG ci dicono che queste donne non hanno disturbi successivi all’IVG stessa se comparate con altre donne che non ricorrono all’IVG. Questo significa che l’intervento è il frutto di una decisione difficile in alcuni casi ma sempre ponderata e attentamente valutata. Avere una legge per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza è ancora oggi un segno di società civile che si prende cura delle persone.

*Psicoterapeuta e sessuologa presso l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma, Presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica.

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